ORARI DI APERTURA

Lo sportello legale dell'Ambasciata dei Diritti e l'osservatorio contro le discriminazioni sono in via Urbino, 18 - Ancona. Per appuntamenti o informazioni potete conotattarci scrivendo a ambasciata@glomeda.org

Incontro Pubblico con Arnoldo Curruchich Cùmezdirigente del Consejo de las Juventudes Maya Garifuna y Xinca




Vedi la videointervista fatta dall'ambasciata dei diritti.



INTERVISTA di Geraldina Colotti


GUATEMALA
«Enel Green ci ruba le sorgenti»
Arnoldo Curruchich, portavoce indigeno del Consejo de las Juventudes «I nostri fiumi vengono contaminati, l'energia prodotta non serve allo sviluppo delle comunità locali»


«Le multinazionali italiane prendono la nostra acqua, sono qui per dire ai movimenti che abbiamo un problema comune», dice al manifesto il guatemalteco Maximo Arnoldo Curruchich, dirigente del Consejo de las Juventudes Maya Garifuna y Xinca. Curruchich, in Italia per un giro di conferenze, ieri a Roma è intervenuto durante la manifestazione per l'acqua pubblica.
Di cosa si occupa la sua organizzazione?
Nel Consiglio della gioventù Maya Garifuna e Xinca sono rappresentate le tre culture indigene del Guatemala. Su 14 milioni di abitanti, noi maya siamo 9 milioni. Io sono uno degli otto portavoce del Consejo. Abbiamo scelto di non avere un presidente perché una sola persona è più facilmente cooptabile dai poteri forti, mentre il rischio si riduce con una modalità assembleare. Difendiamo i diritti delle nostre popolazioni, che vengono depredate delle proprie risorse naturali. Siamo qui per fare informazione e cercare soluzioni comuni. Da anni esiste un lavoro di mutuo sostegno fra i movimenti italiani e i nostri, anche gli attivisti che cercano di sostenerci e di informare subiscono pressioni e minacce. In Guatemala viviamo una nuova forma di colonizzazione, portata avanti dalle grandi multinazionali minerarie e idroelettriche. Obbiettivo principale delle grandi imprese come Enel è quello di appropriarsi dell'acqua delle comunità indigene che è ancora incontaminata, i nostri fiumi fanno gola, per questo le persone che vivono in quelle zone vengono espropriate ed espulse. Le comunità, però, si stanno organizzando e così si scontrano con i grandi interessi appoggiati dal governo. Il mio compito è anche quello di preparare la visita di tre sindaci indigeni, che arriveranno in Italia ad aprile e che affrontano in prima persona i danni provocati da Enel.
Cosa sta facendo Enel?

. Da tre anni, Enel Green Power è arrivata nella comunità di San Juan Cotzal per costruire l'idroelettrica chiamata Palo Viejo, un impianto ad acqua fluente da 84 Mw che sfrutta il corso del fiume Cotzal e quello dei suoi 3 affluenti. Dovrebbe entrare in funzione nella prima parte del 2012 per produrre ogni anno 370 milioni di Kw. Enel e il sindaco di Cotzal non hanno però consultato le comunità indigene, come prevede la convenzione 169 della Oit, l'Organizzazione internazionale del lavoro, ratificata dallo stato del Guatemala. E ora sta devastando i nostri territori. Nelle sue campagne pubblicitarie, Enel dice che produce energia «verde», ma le cose stanno in modo diverso: i nostri fiumi sono contaminati da sostanze chimiche, l'acqua non si può più bere e la gente non può più fare il bagno al fiume secondo la nostra tradizione perché rischia di ammalarsi. L'energia che viene prodotta in Guatemala non serve al benessere delle nostre popolazioni, e viene esportata all'estero, soprattutto nel vicino Messico. La nostra richiesta principale è che almeno il 20% dell'energia prodotta rimanga nelle comunità, che ne sono prive. Enel però risponde che questo tipo di sviluppo non fa parte della sua politica, e questo suscita grandi conflitti. Ci sono stati già due morti. L'ambasciatore italiano in Guatemala, Mainardo Benardelli, ha anche minacciato gli attivisti che denunciano questa situazione all'estero. Ha fatto pressione sul presidente uscente Alvaro Colom perché inviasse la polizia a reprimere la popolazione. Sono arrivati oltre 1.000 soldati e poliziotti. Quando abbiamo visto gli elicotteri, ci sembrava di essere tornati al terrore di 15-20 anni fa quando l'esercito arrivava per violentare le donne e bruciare le case. Anni in cui sono stati compiuti 114 massacri nelle nostre comunità.
L'ex generale Otto Pérez Molina, accusato di quei massacri, è oggi presidente della Repubblica. E si presenta come un uomo di pace perché ha firmato gli accordi del '96, che hanno messo fine alla guerra civile. Chi avete sostenuto durante la campagna presidenziale del 6 novembre scorso?
Il Consejo de las Juventudes Maya Garifuna y Xinca è composto da giovani sotto il 18 anni, che non hanno ancora il diritto di voto, secondo la nostra costituzione. Abbiamo sostenuto il Frente amplio, la coalizione di sinistra guidata da Rigoberta Menchu. Ho portato con me un video, tradotto in italiano, che contiene le dichiarazioni dell'attuale presidente Molina, detto Manodura: una delle persone che ha comandato il genocidio delle nostre comunità durante la guerra civile. Molina, che assumerà l'incarico il 4 gennaio prossimo, allora rivendicava lo sterminio dei maya come politica di stato: per togliere l'acqua ai pesci (ovvero alla guerriglia), diceva. La commissione delle Nazioni unite, detta del Chiarimento, e uno studio della chiesa cattolica hanno constatato che sono stati uccisi 250.000 indigeni, un milione è stato espulso dalle loro terre, un altro milione è andato in esilio, soprattutto in Messico. Una parte degli esiliati stava cominciando a rientrare, ma con questa nuova situazione, teme che ritorni il terrore..
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Nasce “Assemblea Permanente Movimenti Marche”

La crisi strutturale del sistema neoliberista è da tempo conclamata ed evidente, ma ad oggi sembra impossibile trovare una via d'uscita visto che ogni soluzione viene proposta da chi la crisi l'ha provocata. Va in questa direzione la nascita del Governo Monti. Il comprensibile sollievo per l’abdicazione, almeno per questa fase, di Berlusconi e dei suoi alleati, non può far passare in secondo piano la gravità della scelta che assegna ad un autorevole rappresentante degli interessi della finanza mondiale le redini governative.
Oggi i poteri economici globali vogliono definitivamente distruggere ciò che ancora esiste dello storico modello di welfare europeo. In Italia queste scelte si esplicitano con l’attacco ai diritti dei lavoratori, la privatizzazione dei servizi pubblici locali, nonostante l’esito dei referendum di giugno, la crescente precarizzazione del lavoro e la distruzione sistematica dei territori attraverso politiche antiambientaliste.


Assemblea permanente: Movimenti Marche Nelle Marche tutto ciò è evidente: dalla crisi del lavoro, di cui vicende come quella di Ficantieri, l’Ardo Merloni e la Best di Montefano sono drammatico esempio, alla cementificazione dei territori e l’affermazione di progetti come il rigassificatore di Falconara emblematici esempi di un governo regionale ossequioso verso i potentati economici, fino all’incapacità, almeno a tutt’oggi, delle amministrazioni comunali di recepire le indicazioni dei 27 milioni di cittadini/e che hanno votato affinché i servizi locali siano pubblici.
In questo contesto crediamo imprescindibile costituire uno “spazio del comune” che non vuole limitarsi a sommare le lotte e i conflitti costruiti in questi anni nelle Marche, ma che moltiplichi la partecipazione di tutti quelli che vogliono mettersi in movimento per costruire una alternativa, partendo dalla costituzione di una nuova idea di società, di convivenza, produzione e gestione delle risorse. Dopo che la nostra regione è diventata famosa per il suo modello economico, è stata recentemente esaltata per il cosiddetto “laboratorio politico” che governa la Regione, vogliamo valorizzare il modello sociale espresso dai movimenti marchigiani che in questi ultimi anni hanno creato reti e mobilitazioni territoriali, dalla Fiom ai Centri Sociali, dalle realtà ambientaliste ai comitati per la difesa dell’acqua pubblica e gli studenti, fino ai singoli cittadini impegnati nella militanza civica.
Per questo nasce “L’Assemblea Permanente Movimenti Marche”.
Per il diritto al lavoro e al reddito, per politiche energetiche e territoriali alternative, per l’acqua pubblica, per riconquistare la democrazia e valorizzare la partecipazione.
In sintesi per i beni comuni contro la mercificazione della nostra vita.
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Diritto di scelta - Petizione per il rilascio di un titolo di soggiorno ai richiedenti asilo provenienti dalla Libia

Sono approdati sulle nostre coste durante il conflitto in Libia, per fuggire alle violenze o perché costretti ad imbarcarsi su pericolose carrette dalle milizie di Gheddafi.
Oltre 25.000 richiedenti asilo sono ospitati all'interno del Piano di Accoglienza affidato dal Governo alla Protezione Civile.
Centinaia di enti in tutta Italia, con modalità e standard disomogenei, stanno provvedendo alla loro ospitalità al di fuori del circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ma ogni sforzo, ogni risorsa messa a disposizione, ogni percorso di inserimento, rischiano di risultare vani senza la garanzia di un futuro, senza la prospettiva di un titolo di soggiorno che permetta loro di scegliere se stare o ripartire, se tornare in Libia o al proprio paese d'origine.
Pur provenendo dalla Libia, sono nati in Somalia, in Eritrea, in Ghana, in Nigeria, nel Mali, nel Ciad, in Sudan, in Costa d'Avorio, in Bangladesh o in Pakistan, per questo rischiano di vedere rigettata la loro domanda d'asilo dalle commissioni territoriali che già stanno procedendo al diniego nella stragrande maggioranza dei casi.
I ricorsi, molto onerosi, non saranno comunque in molti casi sufficienti, così, dopo aver subito la violenza delle torture libiche o la minaccia dei bombardamenti, il destino di migliaia di persone rischia di essere l'irregolarità.

Non possiamo permettere che nelle nostre città, nei quartieri e nelle strade che abitiamo, sia ancora una volta alimentato lo spazio d'ombra della clandestinità, consegnando migliaia di donne e uomini allo sfruttamento o ai circuiti della criminalità.

Per questo, chiediamo l'immediato rilascio di un titolo di soggiorno umanitario attraverso l'istituzione della protezione temporanea (art 20 TU) o le altre forme previste dall'ordinamento giuridico.
Una questione di dignità, di democrazia e di giustizia.

Sottoscrivi la petizione
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IN PIAZZA PER L’ACQUA, I BENI COMUNI E LA DEMOCRAZIA PER L’ACQUA E LA DEMOCRAZIA



Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato, per la sua affermazione come bene comune e diritto universale e per una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico. Ad oggi nulla di quanto deciso ha trovato alcuna attenzione: la legge d’iniziativa popolare è ferma nei cassetti del Parlamento e gli Enti Locali continuano a gestire il servizio idrico come prima. Non solo. Grazie ai diktat della BCE, il Governo ha rilanciato, attraverso l’art.4 della manovra estiva, una nuova stagione di privatizzazioni. Governo e poteri forti resisi conto che il popolo ha votato contro di loro, hanno semplicemente deciso di abolire il popolo, producendo una nuova e gigantesca espropriazione di democrazia.
L’ACQUA NON E’ UN DEBITO

Cell. 348/3701690 - 347/4701996 - 339/8102187
E-mail: coordinamentoacquamarche@gmail.com Quello che avviene per l’acqua è solo il paradigma di uno scenario più ampio dentro il quale si colloca la crisi globale. Un sistema insostenibile è giunto al capolinea. Ma i poteri forti ne hanno deciso la prosecuzione, attraverso la continua restrizione del ruolo del pubblico a colpi di necessità imposte dalla riduzione del debito e dai patti di stabilità, la consegna dei beni comuni al mercato, tra cui la conoscenza e la cultura, lo smantellamento dei diritti del lavoro, anche attraverso l’art.8 della manovra estiva, la precarizzazione dell’intera società.
“OBBEDIENZA CIVILE” PER UN’USCITA ALTERNATIVA DALLA CRISI
Vogliamo lanciare la campagna di “Obbedienza civile”, che, obbedendo al voto referendario della maggioranza del popolo italiano, esiga da subito l’eliminazione dalle tariffe della parte relativa ai profitti garantiti. Se ciò non avverrà procederemo all’autoriduzione collettiva delle stesse. Perché i beni comuni e i diritti sociali vengono prima delle banche e dei capitali finanziari. Perché l’unica grande opera che vogliamo è la messa in sicurezza del territorio.
VI ASPETTIAMO TUTTE E TUTTI
Vogliamo che la manifestazione sia il luogo di tutte e di tutti come sempre è stata l’esperienza del movimento per l’acqua: radicale nei contenuti e per la massima inclusione, con modalità condivise, allegre, pacifiche e determinate nelle forme di mobilitazione. Vogliamo costruire una giornata in cui siano le donne e gli uomini di questo paese a riprendersi la piazza e la democrazia, invitando ad essere presenti tutte e tutti quelli che condividono questi contenuti e le nostre forme di di mobilitazione, portando le energie migliori di una società in movimento, che, tra la Borsa e la Vita, ha scelto la Vita.
E un futuro diverso per tutte e tutti.
Per informazioni e prenotazioni:
Partenze da:
Jesi (Portavalle): 8.00
Ancona (Piazza D’Armi): 8.30
Civitanova (Casello Autostradale): 9.00
Grottammare (Casello Autostradale): 9.30
Contributo: 15€.
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Rifkin, Spacca e i No rigassificatori…




Ieri lunedì 14 novembre nell’Aula Magna della Facoltà di Inghttp://www.blogger.com/img/blank.gifegneria di Ancona i riflettori erano puntati sulla prolusione di Jeremy Rifkin, l’economista della Terza Rivoluzione Industriale, ricercatore pionieristico delle biotecnologie e della green economy, l’autore de “La fine del lavoro” e “La civiltà dell’Empatia” tra gli altri. Ad accoglierlo, tra i tanti correlatori, doveva esserci il Presidente della Regione Spacca, che ha snobbato l’appuntamento. Presenti invece i “No rigassificatori” che hanno esposto striscioni e bandiere, e preso parola. In effetti la presenza di Spacca, avrebbe stonato con il senso dell’iniziativa...CONTINUA SU FALKATRAZ Continua...

11.11.11 Assemblea ad Ancona

Continuiamo, dopo la manifestazione di Roma, sul percorso iniziato il 6 Ottobre


Il 6 Ottobre ci siamo ritrovati in tanti alla Casa delle Culture di Ancona. Si trattava di promuovere nel migliore dei modi la partecipazione alla manifestazione del 15 a Roma e verificare la disponibilità di dare vita ad un percorso territoriale condiviso e partecipato, fuori dalle etichette diorganizzazione, sulle questioni che la crisi ci impone di affrontare. Quasi tre ore di confronto, tanti interventi, tutti nel rispetto reciproco della varie posizioni e delle culture presenti, hanno portato alla individuazione di
quattro punti su cui lavorare: la difesa del lavoro a partire dalla vertenza dei lavoratori della Fincantieri; il rilancio della mobilitazione contro il rigassificatore di Falconara come paradigma della questione energetica e della necessità di un nuovo modello sociale ed economico; la ripublicizzazione della gestione del servizio idrico per difendere la vittoria referendaria e rilanciarla, guardando alla scelta virtuosa del Comune di Napoli; la lotta alla precarietà come elemento unificante dei vari segmenti lavorativi sempre più spinti nella marginalità e nella povertà diffusa, per il diritto al reddito.
Il 15 a Roma le Marche hanno partecipato con una presenza massiccia, ricca quanto articolata, ad una giornata che ha visto sfilare centinaia di migliaia di persone rappresentative di una moltitudine che in tutto il mondo si sta opponendo alla macelleria sociale delle elite finanziarie e dei governi. Il fatto che gruppi assolutamente minoritari abbiano voluto imporre al corteo
pratiche non condivise e che l’inaccettabile reazione poliziesca ha di fatto reso impossibile raggiungere Piazza San Giovanni, non può in alcun modo cancellare la grandezza della manifestazione romana.
Lo provano i numeri e la qualità delle numerose assemblee che si sono tenute questi giorni anche nelle Marche, dalle quali è emersa la volontà di riprendere le indicazioni individuate il 6 ottobre, la determinazione a riportare nei nostri territori i contenuti espressi il 15 a Roma.
Per questo coloro che hanno promosso l’assemblea del 6, riconvocano un nuovo incontro venerdì 11 novembre alle ore 21.00 Presso la sala della II Circoscrizione di Ancona, in Via Scrima 19 (zona Piano San Lazzaro) per discutere insieme come proseguire nel percorso iniziato. Sempre nel rispetto reciproco, nello spirito con cui in tutto il mondo, da mesi, sta crescendo un nuovo movimento globale..
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Il miracolo dell’acqua partenopea

Dalle parole ai fatti. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, come promesso in campagna elettorale, crea – seguendo il modello di Parigi – la prima azienda in Italia completamente di diritto pubblico che si occuperà della gestione delle risorse idriche. Perchè l'oro blu è un bene comune.

di Antonio Musella, Rete Commons

Ci sono dei giorni in cui ritrovi il senso di ciò che si fa. Ritrovi le risposte ai perché di tante contraddizioni, di sacrifici, della passione messa nelle lotte.
Il 26 ottobre scorso il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato la trasformazione dell'azienda delle risorse idriche la ARIN s.p.a. nella A.B.C. Acqua Bene Comune, la prima azienda speciale in Italia completamente di diritto pubblico nell'era post referendum che si occuperà della gestione delle risorse idriche a Napoli.
In tanti, nonostante la pioggia, abbiamo assistito a 6 ore di consiglio comunale, tra interventi, emendamenti e mozioni, per poter festeggiare Napoli come la capitale dell'acqua bene comune.



(28 ottobre 2011).
Tra gli spettatori bagnati anche Alex Zanotelli con un buffo cappello a forma di rubinetto, e poi gli attivisti della Rete Commons, quelli del Comitato Acqua Napoli, Marco Bersani del Forum Acqua Nazionale. Dall'altro lato dei banchi il sindaco De Magistris che con questa delibera realizza un punto del suo programma elettorale. Un punto di programma che insieme al piano alternativo dei rifiuti era stato discusso e concordato con i movimenti cittadini. Movimenti che trovano rappresentanza anche tra i banchi. C'è l'assessore ai beni comuni Alberto Lucarelli, che aveva già redatto con Navarra e Mattei i referendum sull'acqua e che oggi mette la firma sulla delibera che dà vita all'azienda speciale Abc. C'e Pietro Rinaldi, consigliere comunale, che legge in aula il volantino della Rete Commons.

La Abc è un'azienda speciale il cui statuto, approvato nella stessa seduta di consiglio comunale, diventerà senza dubbio un punto di riferimento nel paese. Tra le peculiarità della Abc c'è innanzitutto un Cda che dovrà vedere la partecipazione di due rappresentanti delle associazioni ambientaliste ed un comitato di sorveglianza e controllo esterno alla azienda in cui ci saranno gli esponenti dei comitati che si sono battuti per la ripubblicizzazione dell'acqua, che hanno animato i referendum, insieme a 5 consiglieri comunali. Un comitato che avrà funzioni di controllo ed indirizzo su questioni come le tariffe e la qualità della risorsa. Lo statuto prevede un minimo vitale garantito giornaliero gratuito a tutti e tutte e che il piano programmato dell'azienda debba essere discusso prima con i cittadini, in maniera orizzontale e poi presentato in consiglio comunale.

La Abc prevede anche il Bilancio ecologico, ovvero un piano che valuti l'impatto ambientale delle opere e delle infrastrutture della rete.
Inoltre, la Abc vincola gli utili al reinvestimento per potenziare la rete idrica, oltre a prevedere la partecipazione al Fondo di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all'accesso all'acqua, gestiti attraverso forme di cooperazione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di destinazione senza alcuna finalità lucrativa o interesse privatistico.

Napoli dunque diventa la capitale dell'acqua bene comune. Gli applausi e la soddisfazione nel volto degli attivisti dopo il consiglio comunale fanno il paio con quella di Alberto Lucarelli che ha voluto fortemente questa delibera, approvata solo dopo quattro mesi dall'insediamento della giunta comunale.

Prima di arrivare alla formazione della Abc è stato avviato un processo di studio con il supporto dei principali giuristi della materia, oltre ad un confronto serrato ed approfondito con i comitati territoriali che hanno animato la campagna referendaria. Un metodo, quello che si sta provando a costruire a Napoli, che ci racconta come il governo dal basso dei beni comuni sia non solo un orizzonte di prospettiva ma anche e soprattutto qualcosa che si può cominciare a praticare in quei territori dove la costruzione di alternativa irrompe al centro dell'agenda politica.

Per fare questo c'è bisogno di due fattori fondamentali. Da un lato la maturità e la capacità dei movimenti di cimentarsi in forme di sperimentazione dell'esercizio del governo dal basso, dall'altro un'interlocuzione politica disposta a cedere quote di sovranità. Un tema questo che ci riporta all'altro grande progetto che si sta provando a costruire a Napoli tra movimenti ed istituzioni: le consulte della democrazia partecipata.

Un progetto nato sempre da Alberto Lucarelli che ha visto già dei primi passi importanti nelle assemblee del popolo convocate in estate. Un'architettura che è stata indicata grazie al contributo di tantissime realtà, associazioni, reti, comitati, singoli cittadini che hanno dato vita ad una bozza di regolamento che prevede la costituzione di 14 consulte da cui si dirameranno i tavoli di lavoro che presenteranno le proprie proposte deliberative alla giunta. Una delibera che tra poco dovrà essere oggetto di discussione in giunta comunale per poi arrivare all'approvazione del consiglio. Un processo che vede nell'orizzontalità una caratteristica peculiare nella costruzione del quadro normativo.

Praticare l'alternativa significa provare a fare questo. È evidente che solo con dei movimenti forti, radicati e radicali, che non abdichino mai alla propria autonomia ed al conflitto sociale è possibile costruire esperienze di questo tipo.

Abc... è solo l'inizio di un alfabeto tutto da scrivere..
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GLI OPERAI DELLA FINCANTIERI OCCUPANO IL COMUNE DI ANCONA


Questa mattina circa 250 operai della fincantieri hanno occupato il consiglio comunale del comune di Ancona, la protesta è tutt'ora in atto (13.40). L'assemblea improvvisata dentro palazzo del popolo chiede a gran voce un consiglio comunale aperto che coinvolga tutta la cittadinanza il sindico Grammilano sembra accogliere le richieste. Gli animi sono tesi ma decisi, la fiom rimanda al mittente il piano dell'amminstratore di fincantieri che promette lavoro al cantiere che per primo accetterà gli esuberi (Marchionni docet). Parallelamente viene mantenuto il presidio in occupazione dello stabilimento dorico, tutta la città è stata chiamata ad esprimere solidarietà con gli operai che non meritano di essere lasciati soli. Continua...

Blitz "No rigassificatori" al convegno di Confindustria


Oggi oltre 50 attivisti appartenenti a centri sociali e al coordinamento “No rigassificatori” hanno interrotto e preso la parola nella seduta del primo pomeriggio dell'incontro “Le giornate dell'energia” organizzato da Confindustria Ancona. L'evento si concludeva con il dibattito “Energie rinnovabili: quale futuro?” tra cui compariva come primo relatore l'amministratore delegato di API Nova energia Giancarlo Cogliati, a pochi mesi dall'approvazione del progetto ammazza-rinnovabili del rigassificatore a 13 Km dalla costa del capoluogo e a pochi giorni dall'uscita delle ricette anti crisi “5 punti per salvare l'Italia” del presidente di Confindustria Marcegaglia. Proprio per questo i movimenti promotori della partecipazione dalle Marche alla giornata di indignazione globale del 15 ottobre a Roma hanno inteso portare in quella sede la ricetta contro la crisi avanzata dai movimenti locali e globali.Durante l'irruzione all'interno della sala sono stati esposti due striscioni sul palco “No rigassificatore” e “Per riprenderci il futuro: energie rinnovabili, beni comuni, reddito garantito”.Il blitz degli attivisti si è concluso con una serie di interventi dal palco, che hanno riscosso anche applausi dalla platea e da alcuni imprenditori operanti nel settore delle rinnovabili, che illustravano ciò che in realtà sta realizzando l'Api nel territorio: un impianto rigassificatore che porterà al massimo 20 nuovi occupati e che avrà una ricaduta gravissima sull'ecosistema circostante e su settori produttivi strategici del territorio come quello delle rinnovabili, della pesca e del turismo.


Il movimento “No rigassificatori” dimostra come l'uscita dalla crisi non sia un fatto scontato e unidirezionale come anche a livello più generale i 5 punti di Confindustria sembrano voler imporre ma che altre soluzioni sono possibili e in costruzione e si prendono il diritto di rendersi visibili anche in occasioni come questa:




  • energie rinnovabili e sostenibili in luogo delle fonti fossili, delle megacentrali e dei rigassificatori



  • reddito garantito in difesa della garanzia dei posti di lavoro



  • rifiuto di pagare il debito causato dalla speculazione finanziaria globale



  • difesa del welfare e dei beni comuni dalle privatizzazioni imposte dei servizi pubblici essenziali


Le proteste continueranno nei territori, a Roma il 15 ottobre e oltre.


La crisi facciamola pagare a chi l'ha prodotta!







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GIOVEDI’ 6 ASSEMBLEA REGIONALE VERSO IL 15 OTTOBRE

La crisi che stiamo pagando è doppia: da un lato sottrazione di ingenti risorse dai bilanci pubblici per la ricapitalizzazione delle banche e dall’altro politiche di austerità per risanare il debito pubblico che tale sottrazione produce. Anni di politiche neo-liberiste all’insegna delle privatizzazioni, delle speculazioni finanziarie, della devastazione ambientale lasciano sul terreno una realtà cruda e violenta: ricchezza e privilegi per i guru della finanza e dello sfruttamento globale, miseria senza diritti e senza prospettive per tutti gli altri.L’economia prende in ostaggio la politica e la centralità del potere legislativo cede il passo a quello esecutivo. Lo spostamento della sovranità verso luoghi transnazionali come la BCE trasforma i governi in meri esecutori di decisioni prese in sedi non elette e fuori da ogni controllo democratico. L’introduzione nelle Costituzioni europee dell’obbligo del pareggio di bilancio è una cessione di sovranità di proporzioni storiche con la quale si afferma che al centro del diritto non devono esserci né le persone né i popoli ma i mercati finanziari.

L’Italia dentro questo scenario ha l’aggravante del Governo Berlusconi e di un modello politico-economico che ha fatto della cancellazione dei diritti dei lavoratori e della mercificazione dei corpi il proprio tratto distintivo. Questo non può essere il nostro mondo. I tatticismi del centro-sinistra, con il tentativo di estendere a livello nazionale la sperimentazione marchigiana dell’asse di governo Pd-Udc, ed il chiaro impegno di voler obbedire agli ordini della BCE, non può essere la nostra prospettiva. Il “Manifesto per l’Italia” di Confindustria, già rivolto al successore di Berlusconi, non può essere Il nostro futuro.

Costruire un’alternativa che restituisca diritti, dignità, lavoro, reddito, sovranità è una possibilità concreta ed urgente di cui dobbiamo farci carico in prima persona. A partire dalle Marche dove la crisi, come ovunque, distrugge posti di lavoro, impatta sui territori con opere devastanti per l’ambiente e per la salute dei cittadini, fa aumentare la precarietà tra i giovani provocando uno stato d’emergenza che colpisce anche gli immigrati con politiche dei respingimenti, come dimostra la drammatica quotidianità al Porto di Ancona.

Il 15 ottobre una mobilitazione che si ritrova dietro lo slogan comune “«United for global change», porterà l’indignazione nelle capitali euro-mediterranee e che in Italia si dispiegherà in una grande manifestazione a Roma. Una data fondamentale dalla quale iniziare a costruire un’alternativa politica fondata sui beni comuni, sulla difesa e l’estensione del contratto nazionale di lavoro e dei diritti sanciti dallo Statuto dei lavoratori, su una radicale riforma del welfare a partire dal reddito minimo garantito e dalla difesa dei servizi pubblici locali contro ogni tentativo di privatizzazione. Ma anche una data da cui possa partire una mobilitazione permanente nei singoli territori che sappia dimettere dal basso il Governo Berlusconi.

Il 15 ottobre deve essere qualcosa di più di una manifestazione e qualcosa di più di un giorno: deve essere un percorso che vive nei nostri territori e che giunge al 15 ottobre per oltrepassarlo. Perché vogliamo che il 15 ottobre sia da subito anche l’occasione per una riflessione profonda tra soggetti e soggettività politiche, sindacali e sociali che abbia al centro la problematica della costruzione di un nuovo spazio pubblico che sia motore di mobilitazione, inclusivo e non autosufficiente, ma anche luogo di costruzione dal basso di un’alternativa reale.

Giovedì 6 ottobre alle ore 21 alla Casa delle Culture di Ancona si terrà un’assemblea per preparare al meglio la partecipazione alla manifestazione del 15 a Roma e iniziare a confrontarsi su un percorso di mobilitazione che ci veda protagonisti nei nostri territori.


Promotori

Francesca Alberti, Enza Amici, Alfredo Antomarini, David Bastioli, Paolo Battisti, Margherita Barocci, Oskar Barrile, Nadia Bertini, Marco Bocci, Carlo Brunelli, Danilo Burattini, Janita Biondi, Loris Calcina, Luca Canonici, Giancarlo Centanni, Christofer Ceresi, Gabriella Ciarlatini, Giuseppe Ciarrocchi, Tommaso Cingolani, Evasio Ciocci, Paolo Cognini, Francesco Coltorti, Massimo Corinaldesi, Stefano Crispiani, David Cristofaro, Susanna Ciumelli, Daniele Dubbini, Ilaria Fava, Roberto Frey, Maurizio Foglia, Alessio Giorgetti, Andrea Giorgi, Valentina Giuliodori, Fausto Gullini, Nicola Mancini, Roberto Mancini, Milvia Marzioni, Edoardo Mentrasti, Rossana Montecchiani, Daniele Mori, Ennio Pattarin, Marcello Pesarini, Tiziano Polidori, Giuseppe Postacchini, Pierpaolo Pullini, Fabrizio Recanatesi (Reka), Emanuele Rossi, Cinzia Ruggeri, Sergio Ruggeri, Sergio Sinigaglia, Andrea Spedicato, Emanuele Tartuferi, Valeria Tizzoni, Sergio Zampini..
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