ORARI DI APERTURA

Lo sportello legale dell'Ambasciata dei Diritti e l'osservatorio contro le discriminazioni sono in via Urbino, 18 - Ancona. Per appuntamenti o informazioni potete conotattarci scrivendo a ambasciata@glomeda.org

Richiedenti asilo lasciati per strada


Da alcune settimane si sono intensificate le segnalazioni di diversi richiedenti asilo che recandosi presso la questura di Ancona provavano inutilmente ad accedere alla procedura di protezione internazionale.

A queste persone non è stata fatta formalizzare la richiesta e la motivazione riportata dai responsabili è stata la mancanza di posti disponibili nel sistema di accoglienza gestito dalla Prefettura di Ancona. Questa situazione fuori dalla legge, continua da tempo e alle varie segnalazioni già presentate ai due enti otteniamo come risposta solo il rimpallo delle responsabilità. Che di seguito vogliamo sottolineare.

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Festival FRONTIERE E RESISTENZE


Prima edizione del festival ideato dall'Ambasciata dei Diritti e la Cupa ad Ancona... film, libri, incontri, dibattiti, cene tradizionali e tanto altro! 

 Abbiamo immaginato un festival che nasce dal basso, che dopo due anni di pandemia e con lo scoppio della guerra in Ucraina, potesse riaprire una discussione su cosa siano le frontiere e quali e quante forme di resistenza si possano praticare per rivoluzionare un mondo che non funziona. Un mondo pazzo che sfrutta tutte le risorse ambientali e corre verso la propria distruzione, un mondo che differenzia in prima e seconda classe chi fugge dalle guerre, un mondo che sfrutta i più deboli. In questo pazzo mondo vogliamo fare una chiamata per chi come noi vuole cambiare la realtà e iniziare insieme la rivoluzione.
Quindi partiamo da qui: "Frontiere e Resistenze" è il festival ideato da AMBASCIATA DEI DIRITTI MARCHE e La Cupa Spazio Autogestito con l’obiettivo di promuovere film, incontri, conferenze, storie e punti di vista sui temi delle frontiere e dei modelli di resistenza e lotta.
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Exit Project


Exit project/Strategie dal basso per un’uscita reale dalla crisi e’ un percorso gia’ in atto che si esprime in due date pubbliche—Domenica 10 Aprile online e Domenica 8 Maggio con un’assemblea in presenza a Civitavecchia — e che accomuna lavoratori e lavoratrici Ex Gkn di Firenze, di Civitavecchia, dell’ex Ilva di Taranto e della marchigiana Caterpillar, e comunità resistenti di Per il clima fuori dal fossile.

La falsa dicotomia fra lavoro e ambiente è stata da sempre rappresentata come un’alternativa obbligata, senza uscita, una contraddizione che non era possibile superare.

Nelle occasioni di discussione e confronto che la Campagna Per Il Clima Fuori Dal Fossile ha promosso negli ultimi mesi questo tema è diventato oggetto di una riflessione collettiva alimentata dalla relazione fra gli attivisti per la giustizia climatica e le realtà autorganizzate di lavoratrici e lavoratori, da Taranto a Civitavecchia, da Jesi a Firenze.

Nasce da questo percorso condiviso l’intenzione di aggredire il nodo di questa falsa dicotomia e sperimentare insieme un suo superamento.
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Parte la Carovana ‘Madres 2022’

Dalle Marche due compagne prenderanno parte alla Carovana verso l’Argentina organizzata dall’Associazione Kabawil-el otro soy yo.
Sono 13 attiviste e attivisti provenienti da Milano, Roma, Ancona, Rieti, Chieti e Pescara che durante il viaggio si confronteranno con realtà sociali, economie di mutuo soccorso e solidali, produzioni autogestite e culture indipendenti, per costruire nuove connessioni che possano permettere in questo presente di guerra e miseria di creare nuove opzioni di trasformazione contro il sistema capitalista finanziario, estrattivista, patriarcale che sta distruggendo il pianeta.

Finalmente dopo 3 anni di fermo causa pandemia Covid, si torna a Buenos Aires per i 45 anni dalla prima ronda de Las Madres de Plaza de Mayo.
Il gruppo parteciperà alle manifestazioni di lotta in programma dal 26 aprile al 30 aprile 2022 tra Buenos Aires e La Plata.
La storia di terrore e morte iniziata il 24 marzo 1976, con il golpe militare che destituì il governo argentino eletto, durò fino al 1983, registrando 30.000 desaparecidos, e non si è ancora chiusa.
I militari hanno perseguitato chi si opponeva al sistema capitalistico, chi faceva solidarietà nei quartieri più poveri, chi era militante politico. A loro Las Madres hanno opposto disperazione e amore per tutti i figli desaparecidos, e da queste due parole nacque la scintilla da cui scaturì la forza di unirsi per affrontare e sfidare l’apparato repressivo più imponente della storia del Paese
Dopo 45 anni, oggi si scende ancora in piazza per chiedere verità e giustizia nei confronti di chi è stato responsabile e complice del sequestro, della tortura e della sparizione di tante persone.
In questi anni di lotta, le Madri sono intervenute in diverse situazioni di conflitto e di violazione dei diritti, diventando uno dei principali riferimenti nel campo dei diritti umani su scala nazionale, regionale e internazionale. La loro causa infatti non si limita alla ricerca della verità sui familiari spariti, ma si è ampliata ed è ora una lotta per la liberazione delle donne, il rispetto della natura, della libera determinazione della persona.

Intervista a Ulisses Gorini www.glomeda.org  

Intervista a Neka referente Centro Salute www.glomeda.org

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Per i profughi ucraini l’elemosina, per le famiglie ospitanti nulla, per tutti gli altri solo discriminazioni


Per i profughi ucraini l’elemosina, per le famiglie ospitanti nulla, per tutti gli altri solo discriminazioni
Una lettura critica delle misure previste nel DPCM 28 marzo.
 

Con il DPCM del 28 Marzo 2022 (ad oggi non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) e l’ordinanza della protezione civile (Ocdpc n. 881 del 29 marzo 2022) si delineano i contorni delle misure che il governo italiano ha pensato per l’accoglienza delle persone provenienti dall’Ucraina.

Il Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio ne annuncia col petto gonfio di orgoglio le direttrici, rispondendo infastidito a chi chiedeva lumi sulla tempistica dei vari provvedimenti.

Il fatto che la Protezione civile svolga in questo momento un ruolo importante, che non si limiti soltanto alla gestione logistica dei profughi, ma che sia parte integrante delle scelte “politiche” e tecniche (Ulteriori disposizioni urgenti di protezione civile per assicurare, sul territorio nazionale, l’accoglienza, il soccorso e l’assistenza alla popolazione in conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina), rappresenta una novità non di poco conto.
Novità che andrebbe salutata positivamente poiché finalmente la questione legata ai richiedenti asilo (in senso lato) non viene più trattata come un problema meramente di ordine pubblico e poliziesco dal Ministero dell’interno, ma assume una connotazione leggermente diversa. Purtroppo non ci troviamo ancora di fronte ad una completa sottrazione dalla burocrazia di Questure e Prefetture per avvicinarsi ad altri uffici amministrativi, infatti lo stesso Curcio ha più volte ribadito la sinergia con le prefetture e tra i relatori della conferenza stampa ha voluto il prefetto Francesca Ferrandino.

Nel rincorrersi di decreti ed ordinanze la confusione regna sovrana, e se non fosse stato per un interessantissimo webinar organizzato dalla cooperativa sociale Dedalus con l’avvocato Salvatore Fachile come relatore, staremo ancora cercando di districarci tra mille quesiti.
Cerchiamo quindi di illustrare in modo esaustivo la questione rispondendo alle domande che in molti si stanno facendo.

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26 Marzo, cronaca di una giornata insorgente


"Difficile provare a numerarle, talmente ampio e lungo è stato l’itinerario di questa giornata resistente che si è ripresa il cuore di uno spazio urbano che si vorrebbe ostaggio di un decoro addomesticato per profitto.
‘Fine del mondo, fine del mese / Stessi colpevoli, stessa lotta’ attraverso la suggestione mutuata dai jilets jaunes d’oltralpe, i centri sociali delle Marche provano a segnalare l’altezza delle sfide che pone questo presente di guerra e miseria. Dopo la giornata di sabato sarà importante misurare quella disposizione collettiva a delineare traiettorie di convergenza che riescano a spingere in avanti ed allargare quello spazio di possibilità aperto al conflitto e a nuove opzioni di opposizione e trasformazione. Ma in questo presente di guerra e miseria sono proprio giornate come quella di sabato a tenere aperto quello spazio e ad incoraggiare l’ambizione collettiva a invertire la tendenza.
Centri Sociali Marche
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Network Porti Adriatici: «Interrompere le riammissioni verso la Grecia e i respingimenti verso Albania e Croazia»


In data 7 febbraio 2022, il Network Porti Adriatici  ha inviato una nuova comunicazione al Comitato dei Ministri d’Europa per chiedere la continuazione della procedura di supervisione dell’attuazione della sentenza Sharifi con la quale la Corte EDU aveva condannato l’Italia.

Il Network denuncia, contrariamente a quanto sostenuto dal Governo nell’Action Report del 15 dicembre 2021, il persistere di condotte illegittime così come emerge dall’azione di monitoraggio svolta ai principali porti adriatici e dalle testimonianze.

Nell’ottobre 2014 l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) per aver respinto – tra gennaio 2008 e febbraio 2009 – in modo indiscriminato alcuni cittadini stranieri provenienti dalla Grecia (caso Sharifi e altri contro Italia e Grecia) e intercettati dalla polizia di frontiera ai porti di Ancona, Bari e Venezia. La Corte EDU ha condannato l’Italia per violazione del divieto di espulsioni collettive, divieto di trattamenti inumani o degradanti e il diritto a un ricorso effettivo contro l’espulsione collettiva e l’esposizione a trattamenti inumani e degradanti. A seguito della sentenza è stata quindi avviata la procedura di supervisione di fronte al Comitato dei Ministri del Consiglio di Europa.

Qui l'inizio o sommario. E qui la fine del post.

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Ombre Nere sulla CUM Marche


Il caso dell’associazione ‘Comunità Ucraina Marche’

Mentre il conflitto russo-ucraino sta vivendo una grave e preoccupante escalation, il movimento per la pace è tornato a mobilitarsi e a riempire le piazze di tante città. Eppure, diversamente dalle manifestazioni che hanno contraddistinto le proteste contro le guerre nell’ultimo quarto di secolo, nei recenti cortei sembra si respiri un clima diverso.

Ad Ancona, per esempio, durante un’iniziativa promossa dall’Università della Pace che ha visto la partecipazione di forze politiche, movimenti, associazioni e singoli cittadini, si sono registrati momenti di tensione, innescati da un intervento dal palco in cui, tra i vari passaggi di condanna dell’invasione militare russa e della sua atrocità , venivano denunciate anche le gravi responsabilità delle autorità ucraine nella guerra che dal 2014 insanguina il Donbass e la pluriennale violazione da parte delle stesse dei protocolli di Minsk, sottoscritti nel 2014 e nel 2015 per fermare il conflitto al confine russo.

Un’analisi tanto semplice quanto condivisibile, anche perché è noto da tempo il ruolo attivo svolto dall’esercito ucraino, sostenuto da milizie di chiaro stampo neofascista e neonazista, nelle violenze perpetrate ai danni dei separatisti filorussi e delle popolazioni civili per la contesa delle province di Donesk e Luhansk.

Parole, però, che sono suonate subito poco gradite alle orecchie di una parte della folta rappresentanza ucraina presente in piazza, tanto che, dopo i primi mugugni e qualche fischio, alcuni di loro hanno tentato di raggiungere il palco con intenzioni poco amichevoli, fermati solo dall’intervento degli organizzatori e di altri manifestanti. 

L’episodio è passato in larga parte sotto traccia nei media locali, ma in realtà episodi simili si sono verificati anche in altre città italiane. A Pisa, nel corso di un presidio pacifista promosso da organizzazioni di sinistra e movimenti si sono vissuti attimi di concitazione quando ad alcune persone di nazionalità ucraina è stato impedito di intervenire per sostenere la richiesta di un intervento armato della Nato.

E’ evidente che tali posizioni, connotate da forti tinte nazionaliste e volte a fare eco ai continui appelli rivolti all’Europa dal presidente ucraino Zelensky per un maggiore coinvolgimento dei Paesi occidentali nel conflitto, sono piuttosto diffuse tra le comunità ucraine presenti in Italia. Ciò contrasta con il movimento contro la guerra italiano che, pur nella sua vasta eterogeneità, per cultura e tradizione ha sempre condannato gli armamenti in toto senza cedere a ideologismi e partigianerie. 

Eppure, a ben guardare, questo strano fenomeno non dovrebbe sorprendere più di tanto, visto l’ambiguo attivismo che ormai da tempo caratterizza le iniziative di molte associazioni di ucraini in Italia. E il caso dell’associazione Comunità Ucraina Marche non sembra fare eccezione. 

Nata nel solco degli eventi che tra la fine del 2013 e il 2014 hanno preso avvio con le violente manifestazioni pro-europeiste dell’Euromaidan che portarono al rovesciamento del presidente Janukovyc, e culminate prima con la strage di Odessa del 2 maggio 2014, consumata dai paramilitari neonazisti di Pravyj Sektor, e poi con lo scoppio della guerra nel Donbass, la Cum ha dato prova di un significativo attivismo a sostegno delle frange più estreme del nazionalismo ucraino, con iniziative che, in più occasioni, hanno mostrato una certa vicinanza ad ambienti neofascisti e neonazisti ucraini. Proviamo a vederne alcune.

La prima è quella che si svolge nel 2014. Si tratta di una manifestazione a sostegno di Nadezhda Savchenko, ex militare e poi deputata del partito Unione Pan-Ucraina “Patria”, nota anche a livello internazionale per la sua collaborazione con il Battaglione Ajdar durante le operazioni anti-separatiste in Donbass. Arrestata dalle milizie filorusse con l’accusa di aver partecipato all’uccisione di due giornalisti russi e trasferita a Mosca per essere processata, venne condannata a 22 anni per omicidio volontario e poi rilasciata a seguito di un accordo diplomatico sullo scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina. Tra le “prodezze” della Savchenko figura anche l’accusa di aver preparato nel 2018 un attacco dinamitardo con mortai e bombe a mano contro il Parlamento ucraino.

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INSORGIAMO - 26 marzo, pullman dalle Marche

26 marzo - Firenze  #INSORGIAMO MANIFESTAZIONE NAZIONALE

 ▪️Per rendere irreversibili le vittorie ottenute nelle vertenze Gkn e Caterpillar

▪️Per sconfiggere le delocalizzazioni e scongiurare altri licenziamenti di massa
▪️Contro carovita, aumenti su bollette e carburante. Se l'inflazione aumenta, aumentino gli stipendi
▪️Per rimettere al centro la condizione di sfruttate e sfruttati, rivendicare un reddito e un salario dignitosi
▪️Per una vera transizione ecologica, pagata dai responsabili della catastrofe climatica
▪️Contro guerra e stato di emergenza, per disertare ogni arruolamento
▪️Per provare a cambiare i rapporti di forza e trasformare questo presente di precarietà e miseria
▪️Per questo, per altro, per tutto #Insorgiamo

I Centri Sociali delle Marche organizzano la partecipazione, con partenze in pullman 🚌 dalle città marchigiane.
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INCONTRO CON I LAVORATORI IN LOTTA DELLA CATERPILLAR


Jesi, 10 Dicembre 2021: la Caterpillar annuncia improvvisamente la chiusura e il licenziamento di 270 lavoratori pur essendo da sempre motore produttivo e economico del territorio e con bilanci in positivo.
Da allora i lavoratori sono in presidio permanente e la loro forza di reazione, di non essere considerati solo numeri li ha portati a una dura lotta contro le delocalizzazzioni e la proprietà acquisendo sempre più la consapevolezza che "la fabbrica" è un valore collettivo.
Si è fatta comunità e sono state sperimentate nuove pratiche di convergenza unitaria nella lotta che hanno portato in primis al risultato positivo della vertenza per comportamento antisindacale contro la Caterpillar e poi, il 9 marzo, a tre mesi esatti dall’annuncio di chiusura, alla firma di accordo per la reindustrializzazione a garanzia della piena occupazione.
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