E' passata un'era informatica,
piena di idee, esperimenti e novita' che hanno caratterizzato questi
ultimi 20 anni. Ci siamo ritrovati all'improvviso tutti vicini, culture e
lingue hanno perso di importanza, una sola cosa in comune ovvero
accedere liberamente e a proprio modo alla conoscenza e ai servizi che
la societa' aveva prodotto. Due sono le reti che nascono, quella fisica e quella
sociale, ora imbrigliate entrambe, senza un'organizzazione ben precisa,
ma chi entrava a farne parte maturava idee chiare sulle potenzialita' e
sviluppi futuri; quello che esiste ora ha radici "antiche" in quei primi
passi, dove si esploravano stanze buie, aperte con la fantasia dei
semplici, di chi un tempo credevano non fosse in grado, e oggi non debba
capire come funzionino.
ORARI DI APERTURA
Lo sportello legale dell'Ambasciata dei Diritti e l'osservatorio contro le discriminazioni sono in via Urbino, 18 - Ancona. Per appuntamenti o informazioni potete conotattarci scrivendo a ambasciata@glomeda.org
+Kaos: 10 anni di hacking e mediattivismo
Presentazione del libro +Kaos: 10 anni di hacking e mediattivismo.
L’esperienza collettiva di un gruppo di ragazze e ragazzi appassionati di tecnologia e comunicazione che hanno fatto proprio il motto di Primo Moroni “Condividere saperi, senza fondare poteri”.
“All’inizio la lista era un casino” – Pinke
“Era il 2000, no, no, no, era il 2001, aspetta guardiamo... ah sì (sospiro). Era maggio” – Cojote.
Alla fine del XX secolo la scena hacker era avanguardia pura. Quando le idee, le pratiche e le scorribande nella rete di questa nicchia di sperimentatori telematici iniziarono ad attirare l’attenzione del mainstream, in Italia un manipolo di attivisti ebbe l’intuizione che la comunicazione fosse davvero la sostanza in cui si sarebbero espressi i processi sociali, politici e culturali dell’immediato futuro.
Il collettivo A/I, o Autistici/Inventati, nasce nel 2001 con l’obiettivo di creare un server autogestito e fornire gratuitamente servizi web nel rispetto dell’anonimato e della privacy. Il loro veicolo informatico è sopravvissuto a molti tentativi di repressione, a denunce, sequestri, inchieste giudiziarie. Nel tempo, ha costruito una rete di server collocati in molti paesi del mondo che gli permette di offrire a diverse migliaia di utenti gli strumenti per una navigazione consapevole, che tutela la loro libertà di informazione e comunicazione.
Questo libro è prima di tutto un azzardo, un tentativo di narrazione pensato a partire dai ricordi di chi in A/I c’è stato, di chi passava di lì per caso ed è rimasto, di chi ha dato una mano, di chi ancora, ogni giorno decide che ne vale la pena. È, al contempo, il racconto di un’avventura abbastanza unica nel mondo del digitale e la ricostruzione di una serie di percorsi formativi mai lineari, al limite tra gioco e impegno politico.
A seguire aperitivo a KM0 Continua...
Costruiamo una coalizione per l'accoglienza degna.
Appello per una
mobilitazione nazionale con i rifugiati
Il prossimo 28
febbraio è prevista la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica” e migliaia
di rifugiati in tutta Italia rischiano di essere abbandonati una seconda volta.
Già nel corso
di quest’ anno e mezzo trascorso dall’inizio del Piano di Accoglienza, infatti,
sono stati lasciati soli dalla colpevole inerzia del Governo e di chi ha
gestito l’accoglienza.
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.
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Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.
FILM - Palestina per principianti
La proiezione è organizzata dall'Ambasciata dei diritti con la Campagna Palestina Solidarietà Marche.
Dalle 20.00 aperitivo.
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Dalle 20.00 aperitivo.
Adriatico a porti chiusi
Erano
nascosti in minuscole gabbie metalliche rivestite in pietra per
confondersi nel carico i 19 profughi iraqeni e siriani scoperti il 31
gennaio dalla Guardia di Finanza nel porto di Ancona, su un tir appena
sbarcato. Non è un caso isolato, sui traghetti turistici provenienti dai
porti greci capita spesso che siano imbarcati clandestinamente dei
migranti che cercano di raggiungere il nord Europa in cerca di asilo, di
una vita migliore, o per ricongiugersi con altri parenti il cui viaggio
della speranza ha avuto un lieto fine. Spesso però il loro viaggio ed
il sogno di costruirsi una nuova vita lontano da guerre e persecuzioni
si infrange contro il confine italiano, dove vengono individuati ne
rispediti in Grecia senza tanti complimenti o accertamenti sull’identità
o l’età...
continua sul sito di amisnet ed ascolata le interviste
Continua...
continua sul sito di amisnet ed ascolata le interviste
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Come uccidere la Democrazia durante le vacanze
Il 28 dicembre 2012, confidando
nella distrazione per le feste natalizie, l’AAEG (Autorità per l’energia
elettrica e il gas) ha deliberato il nuovo Metodo Tariffario per il Servizio
Idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione del Referendum del giugno
2011, con il quale 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una
gestione pubblica dell’acqua, fuori dalle logiche di mercato e per l’eliminazione dalla bolletta della
“remunerazione del capitale investito”, ossia dei profitti.
L’Autorità, infatti, ha varato un sistema di calcolo della
tariffa che reinserisce il profitto,
sotto le mentite spoglie del “costo della risorsa finanziaria” con il quale
si riconosce ai gestori la copertura, tramite tariffa, di una percentuale
standard del capitale investito.
Ma l’Autorità non si limita a
questo.
Viene prevista la costituzione di
un fondo per nuovi investimenti (FONI), nei fatti un tributo, considerato, però, costo di servizio e
quindi inserito in bolletta, sulla quale, peraltro, inciderà anche
l’ammortamento dei finanziamenti a fondo perduto (pubblici).
L’Autorità, si nasconde dietro
una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole
speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall’acqua, in perfetta
coerenza con l’impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni
seguita, e confermata nella sua agenda per il prossimo governo, da Monti.
Dietro le manovre tecniche si
afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi.
PERCHE’ SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA.
E VOGLIAMO RIPUBBLICIZZARLE ENTRAMBE.
Coordinamento Provincia di Ancona Acqua Bene Comune
Per info:
348 3701690 - 3925039566
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348 3701690 - 3925039566
Human Rights Watch: respingimenti, Ancona TRA Le città citate Nel Rapporto Internazionale. Una quotidianità di Diritti Gestiti negati
Tutti i media ne parlano da un paio di giorni, da quando Human Rights Watch ha reso pubblico “Restituiti al mittente”, il Rapporto sui respingimenti di migranti dai porti dell’Adriatico (Venezia, Ancona, Bari e Brindisi) verso la Grecia.
E ancora una volta Ancona è uno dei nessi del mare Adriatico dove sistematicamente vengono negati diritti e dove l’ingiustizia è quotidiana.
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Continua la violazione delle norme di accoglienza al porto di Ancona 8 / 1 / 2013
Ancona - Respinte 18 persone al porto
Continua la violazione delle norme di accoglienza al porto di Ancona
8 / 1 / 2013
Abbiamo appreso – fonte ANSA – che questa mattina la Guardia di Finanza ha trovato 18 persone all’interno di un autoarticolato sbarcato da una motonave nel porto. Si tratta di persone “in pessime condizioni igienico-sanitarie”che però sono state poco dopo riammesse in Grecia. Non era specificata età, sesso e provenienza di queste persone, ma supponiamo, per buon senso e per l’esperienza maturata in anni sul tema dell’immigrazione, che si trattasse di potenziali richiedenti asilo.
Sono infatti anni che i percorsi di questi migranti che giungono nella nostra città iniziano da paesi quali l'Afghanistan, la Palestina, l’Iraq e da tutti quei territori del Medio Oriente e dell’Africa sub-sahariana attanagliati da guerre e dittature decennali. I mass media e le istituzioni continuano a chiamare queste persone clandestini.
Per noi il termine clandestino ha un unico significato: che si nasconde.
Ed è vero, l’abbiamo davanti ai nostri occhi la spiegazione. A questi uomini e donne, giovani ed adulti, in fuga da guerre non viene data spesso neanche la possibilità di far richiesta di asilo, uno dei diritti fondamentali sanciti da convenzioni nazionali ed internazionali. Chiamare queste persone clandestini ha lo scopo di spersonalizzarle, disumanizzarle, equipararle a criminali e quindi privarle dei loro diritti.
Chiamando persone in fuga da guerre “clandestini” assistiamo complici ad un sistema politico e di (in)giustizia che creano una reazione a catena: non si affrontano i problemi socio-politici legati alle migrazioni e alla loro accoglienza, contribuendo alla formazione di un sistema sociale basato sull'ingiustizia e sull'occultamento della complessità del reale.
Rimandare queste persone in Grecia significa rimandarle a morire. Lo abbiamo già detto tante volte e lo ribadiamo: La Grecia è stata più volte denunciata dall’UNHCR e dalla comunità europea poiché viola le norme sull’accoglienza non riconoscendo praticamente a nessuno l’asilo politico (vengono accolte solo lo 0.04% delle domande presentate), per non parlare delle violenze neofasciste che gli stessi migranti sono costretti a subire quotidianamente nelle città elleniche.
Ambasciata dei Diritti Ancona Chi erano queste persone? Come si chiamavano?
Chiediamo alle istituzioni locali, comune e regione, di prendere posizione rispetto a fatti come questi.
Chiediamo ancora una volta che non vengano più riammesse in Grecia persone trovate nei traghetti senza documenti e che venga data loro la possibilità di avere un accoglienza dignitosa, che sia dato agli operatori del GUS più tempo per valutare ogni singola richiesta e non solo le poche ore che separano l'arrivo dalla partenza della stessa nave, che gli stessi possano valutare con più serenità e magari il sostegno di altre organizzazioni la possibilità di un accoglienza più umana.
Chiediamo un sistema in grado di affrontare la complessità, con giustizia e garanzia del diritto ad una vita dignitosa per tutti.
Continua...
A Enrico, Zeno, Mattia e Marco, esprimiamo tutta la solidarietà, vicinanza, complicità!
La giornata del 14 novembre scorso è ancora nitida nei nostri occhi. Una grande giornata di lotta europea, con scioperi, blocchi stradali, occupazioni, manifestazioni e cortei, che ha visto scendere in piazza tutti coloro che desiderano, lavorano e mettono ogni giorno i proprio corpi per la difesa del posto di lavoro, per reclamare reddito, per i diritti di cittadinanza, per una scuola e un’università di tutt@.
Il 14 novembre è stata una giornata ribelle e gioiosa in cui donne e uomini di tutta Europa si sono organizzati per manifestare in piazza il proprio dissenso alle politiche di austerity targate BCE e rivendicare un futuro di diritti e libertà contro i grandi della finanza internazionale e dei loro “delegati” territoriali chiamati ad emanare leggi che inculcano sottomissione e paura per un futuro che quotidianamente ci viene negato.
Ma è stata anche una giornata di inaudita violenza delle “forze dell'ordine” (e dei lacrimogeni che cadendo dal tetto del Ministero di Giustizia “rimbalzavano contro i muri” abbattendosi “accidentalmente” sui manifestanti), oltretutto ampiamente documentata.
Liberi tutti, subito!. A quasi due mesi da quella grande giornata di mobilitazione europea la risposta che riceviamo è, come sempre più spesso accade, un’operazione giudiziaria sproporzionata e repressiva: ieri mattina infatti la Questura di Padova ha notificato a due nostri fratelli gli arresti domiciliari e ad altri due l’obbligo di firma, con le assurde accuse di interruzione di pubblico servizio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni in concorso.
Questa manovra rappresenta l’ennesima forma di intimidazione legalitaria agita verso i movimenti, per tentare di intimidire le centinaia di migliaia di persone che, rompendo l’indifferenza e il silenzio, rivendicano il diritto di vivere una vita senza il ricatto di un debito che non hanno contratto e di una crisi che non hanno prodotto.
La risposta della magistratura di Padova evidenzia il vuoto politico italiano e risponde ad una precisa logica che vorrebbe risolvere la gravissima situazione sociale criminalizzando il dissenso e privando della libertà chi mette il proprio corpo in prima fila a rivendicare e determinare un radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali.
Chi oggi ha colpito quattro nostri fratelli, voleva colpire anche tutt@ noi. Ma si sbagliano di grosso. Le loro gabbie, possono starne certi, non fermeranno la nostra voglia e la nostra determinazione di costruire un’alternativa alla miseria del presente.
A Enrico, Zeno, Mattia e Marco, esprimiamo tutta la solidarietà, vicinanza, complicità!.
Continua...
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