ORARI DI APERTURA
Lo sportello legale dell'Ambasciata dei Diritti e l'osservatorio contro le discriminazioni sono in via Urbino, 18 - Ancona. Per appuntamenti o informazioni potete conotattarci scrivendo a ambasciata@glomeda.org
Costruiamo una coalizione per l'accoglienza degna.
Appello per una
mobilitazione nazionale con i rifugiati
Il prossimo 28
febbraio è prevista la fine della cosiddetta “Emergenza Nordafrica” e migliaia
di rifugiati in tutta Italia rischiano di essere abbandonati una seconda volta.
Già nel corso
di quest’ anno e mezzo trascorso dall’inizio del Piano di Accoglienza, infatti,
sono stati lasciati soli dalla colpevole inerzia del Governo e di chi ha
gestito l’accoglienza.
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.
Continua...
Strutture in condizioni indegne, senza acqua calda e riscaldamento, persone stipate in posti sovraffollati, disservizi e malaffari, come ci hanno raccontato i reportage dell’Espresso, di Repubblica e del New York Times, non sono però gli unici “scandali” di questa vicenda.
FILM - Palestina per principianti
La proiezione è organizzata dall'Ambasciata dei diritti con la Campagna Palestina Solidarietà Marche.
Dalle 20.00 aperitivo.
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Dalle 20.00 aperitivo.
Adriatico a porti chiusi
Erano
nascosti in minuscole gabbie metalliche rivestite in pietra per
confondersi nel carico i 19 profughi iraqeni e siriani scoperti il 31
gennaio dalla Guardia di Finanza nel porto di Ancona, su un tir appena
sbarcato. Non è un caso isolato, sui traghetti turistici provenienti dai
porti greci capita spesso che siano imbarcati clandestinamente dei
migranti che cercano di raggiungere il nord Europa in cerca di asilo, di
una vita migliore, o per ricongiugersi con altri parenti il cui viaggio
della speranza ha avuto un lieto fine. Spesso però il loro viaggio ed
il sogno di costruirsi una nuova vita lontano da guerre e persecuzioni
si infrange contro il confine italiano, dove vengono individuati ne
rispediti in Grecia senza tanti complimenti o accertamenti sull’identità
o l’età...
continua sul sito di amisnet ed ascolata le interviste
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continua sul sito di amisnet ed ascolata le interviste
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Come uccidere la Democrazia durante le vacanze
Il 28 dicembre 2012, confidando
nella distrazione per le feste natalizie, l’AAEG (Autorità per l’energia
elettrica e il gas) ha deliberato il nuovo Metodo Tariffario per il Servizio
Idrico Integrato sancendo, nei fatti, la negazione del Referendum del giugno
2011, con il quale 27 milioni di cittadini italiani si erano espressi per una
gestione pubblica dell’acqua, fuori dalle logiche di mercato e per l’eliminazione dalla bolletta della
“remunerazione del capitale investito”, ossia dei profitti.
L’Autorità, infatti, ha varato un sistema di calcolo della
tariffa che reinserisce il profitto,
sotto le mentite spoglie del “costo della risorsa finanziaria” con il quale
si riconosce ai gestori la copertura, tramite tariffa, di una percentuale
standard del capitale investito.
Ma l’Autorità non si limita a
questo.
Viene prevista la costituzione di
un fondo per nuovi investimenti (FONI), nei fatti un tributo, considerato, però, costo di servizio e
quindi inserito in bolletta, sulla quale, peraltro, inciderà anche
l’ammortamento dei finanziamenti a fondo perduto (pubblici).
L’Autorità, si nasconde dietro
una deliberazione amministrativa per affermare una ricetta politica che vuole
speculare sui servizi pubblici essenziali, a partire dall’acqua, in perfetta
coerenza con l’impostazione neoliberista e di privatizzazione dei beni comuni
seguita, e confermata nella sua agenda per il prossimo governo, da Monti.
Dietro le manovre tecniche si
afferma, inoltre, una sospensione democratica gravissima a danno di tutti noi.
PERCHE’ SI SCRIVE ACQUA, SI LEGGE DEMOCRAZIA.
E VOGLIAMO RIPUBBLICIZZARLE ENTRAMBE.
Coordinamento Provincia di Ancona Acqua Bene Comune
Per info:
348 3701690 - 3925039566
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348 3701690 - 3925039566
Human Rights Watch: respingimenti, Ancona TRA Le città citate Nel Rapporto Internazionale. Una quotidianità di Diritti Gestiti negati
Tutti i media ne parlano da un paio di giorni, da quando Human Rights Watch ha reso pubblico “Restituiti al mittente”, il Rapporto sui respingimenti di migranti dai porti dell’Adriatico (Venezia, Ancona, Bari e Brindisi) verso la Grecia.
E ancora una volta Ancona è uno dei nessi del mare Adriatico dove sistematicamente vengono negati diritti e dove l’ingiustizia è quotidiana.
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Continua la violazione delle norme di accoglienza al porto di Ancona 8 / 1 / 2013
Ancona - Respinte 18 persone al porto
Continua la violazione delle norme di accoglienza al porto di Ancona
8 / 1 / 2013
Abbiamo appreso – fonte ANSA – che questa mattina la Guardia di Finanza ha trovato 18 persone all’interno di un autoarticolato sbarcato da una motonave nel porto. Si tratta di persone “in pessime condizioni igienico-sanitarie”che però sono state poco dopo riammesse in Grecia. Non era specificata età, sesso e provenienza di queste persone, ma supponiamo, per buon senso e per l’esperienza maturata in anni sul tema dell’immigrazione, che si trattasse di potenziali richiedenti asilo.
Sono infatti anni che i percorsi di questi migranti che giungono nella nostra città iniziano da paesi quali l'Afghanistan, la Palestina, l’Iraq e da tutti quei territori del Medio Oriente e dell’Africa sub-sahariana attanagliati da guerre e dittature decennali. I mass media e le istituzioni continuano a chiamare queste persone clandestini.
Per noi il termine clandestino ha un unico significato: che si nasconde.
Ed è vero, l’abbiamo davanti ai nostri occhi la spiegazione. A questi uomini e donne, giovani ed adulti, in fuga da guerre non viene data spesso neanche la possibilità di far richiesta di asilo, uno dei diritti fondamentali sanciti da convenzioni nazionali ed internazionali. Chiamare queste persone clandestini ha lo scopo di spersonalizzarle, disumanizzarle, equipararle a criminali e quindi privarle dei loro diritti.
Chiamando persone in fuga da guerre “clandestini” assistiamo complici ad un sistema politico e di (in)giustizia che creano una reazione a catena: non si affrontano i problemi socio-politici legati alle migrazioni e alla loro accoglienza, contribuendo alla formazione di un sistema sociale basato sull'ingiustizia e sull'occultamento della complessità del reale.
Rimandare queste persone in Grecia significa rimandarle a morire. Lo abbiamo già detto tante volte e lo ribadiamo: La Grecia è stata più volte denunciata dall’UNHCR e dalla comunità europea poiché viola le norme sull’accoglienza non riconoscendo praticamente a nessuno l’asilo politico (vengono accolte solo lo 0.04% delle domande presentate), per non parlare delle violenze neofasciste che gli stessi migranti sono costretti a subire quotidianamente nelle città elleniche.
Ambasciata dei Diritti Ancona Chi erano queste persone? Come si chiamavano?
Chiediamo alle istituzioni locali, comune e regione, di prendere posizione rispetto a fatti come questi.
Chiediamo ancora una volta che non vengano più riammesse in Grecia persone trovate nei traghetti senza documenti e che venga data loro la possibilità di avere un accoglienza dignitosa, che sia dato agli operatori del GUS più tempo per valutare ogni singola richiesta e non solo le poche ore che separano l'arrivo dalla partenza della stessa nave, che gli stessi possano valutare con più serenità e magari il sostegno di altre organizzazioni la possibilità di un accoglienza più umana.
Chiediamo un sistema in grado di affrontare la complessità, con giustizia e garanzia del diritto ad una vita dignitosa per tutti.
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A Enrico, Zeno, Mattia e Marco, esprimiamo tutta la solidarietà, vicinanza, complicità!
La giornata del 14 novembre scorso è ancora nitida nei nostri occhi. Una grande giornata di lotta europea, con scioperi, blocchi stradali, occupazioni, manifestazioni e cortei, che ha visto scendere in piazza tutti coloro che desiderano, lavorano e mettono ogni giorno i proprio corpi per la difesa del posto di lavoro, per reclamare reddito, per i diritti di cittadinanza, per una scuola e un’università di tutt@.
Il 14 novembre è stata una giornata ribelle e gioiosa in cui donne e uomini di tutta Europa si sono organizzati per manifestare in piazza il proprio dissenso alle politiche di austerity targate BCE e rivendicare un futuro di diritti e libertà contro i grandi della finanza internazionale e dei loro “delegati” territoriali chiamati ad emanare leggi che inculcano sottomissione e paura per un futuro che quotidianamente ci viene negato.
Ma è stata anche una giornata di inaudita violenza delle “forze dell'ordine” (e dei lacrimogeni che cadendo dal tetto del Ministero di Giustizia “rimbalzavano contro i muri” abbattendosi “accidentalmente” sui manifestanti), oltretutto ampiamente documentata.
Liberi tutti, subito!. A quasi due mesi da quella grande giornata di mobilitazione europea la risposta che riceviamo è, come sempre più spesso accade, un’operazione giudiziaria sproporzionata e repressiva: ieri mattina infatti la Questura di Padova ha notificato a due nostri fratelli gli arresti domiciliari e ad altri due l’obbligo di firma, con le assurde accuse di interruzione di pubblico servizio, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni in concorso.
Questa manovra rappresenta l’ennesima forma di intimidazione legalitaria agita verso i movimenti, per tentare di intimidire le centinaia di migliaia di persone che, rompendo l’indifferenza e il silenzio, rivendicano il diritto di vivere una vita senza il ricatto di un debito che non hanno contratto e di una crisi che non hanno prodotto.
La risposta della magistratura di Padova evidenzia il vuoto politico italiano e risponde ad una precisa logica che vorrebbe risolvere la gravissima situazione sociale criminalizzando il dissenso e privando della libertà chi mette il proprio corpo in prima fila a rivendicare e determinare un radicale cambiamento delle politiche economiche e sociali.
Chi oggi ha colpito quattro nostri fratelli, voleva colpire anche tutt@ noi. Ma si sbagliano di grosso. Le loro gabbie, possono starne certi, non fermeranno la nostra voglia e la nostra determinazione di costruire un’alternativa alla miseria del presente.
A Enrico, Zeno, Mattia e Marco, esprimiamo tutta la solidarietà, vicinanza, complicità!.
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Ieri sera più di cento persone hanno preso parte al presidio organizzato dalla “Campagna Palestina Solidarietà” e dall'Ambasciata dei Diritti di Ancona, in solidarietà con il popolo palestinese di Gaza da giorni vittima di bombardamenti indiscriminati da parte di Israele. Sono state accese 130 candele a fianco dei biglietti che ricordavano il nome e il cognome dei morti sotto le bombe, per ricordare che i palestinesi non sono solo numeri ma persone, in molti casi bambini, con una loro storia e dei sogni spezzati dalle bombe israeliane. I vari interventi dal microfono hanno sottolineato il fatto di non voler essere complici in nessun modo di questo genocidio, anche il silenzio sarebbe una forma di complicità. Chi era in piazza, non è indifferente, non tace ma continua a denunciare il crimine in atto, non vuole nemmeno essere neutrale perché è chiaro che la ragione sta dalla parte delle vittime, dei bambini e degli anziani uccisi. Il nostro governo come quello americano nelle sue forme di solidarietà ad Israele è invece complice di quello che sta succedendo a Gaza, cosi come lo sono i media che continuano a mistificare gli eventi.
Durante il sit in abbiamo ascoltato, con collegamenti telefonici, le drammatiche testimonianze di Michele Giorgio giornalista del manifesto che non ha lasciato Gaza e sta raccontando il paese sotto le bombe e Meri Calvelli, internazionale italiana che tre giorni fa è uscita da Gaza ed ora ha trovato rifugio in Cisgiordania. Entrambi hanno testimoniato come le bombe non risparmino nessuno, la stessa colonna di mezzi di cooperanti internazionali che ha lasciato Gaza è stata colpita dall'aviazione israeliana, come obiettivi sono anche i giornalisti, l'intento è quello di diffondere morte e terrore.
“Faranno il deserto, e lo chiameranno pace. Il silenzio del «mondo civile» è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte"
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Martedi 20 novembre ore 18.30 presidio per fermare l'attacco a Gaza
I PALESTINESI UCCISI SONO 94. QUASI UN MIGLIAIO LE PERSONE FERITE. TRA LORO
MOLTI I MUTILATI GRAVI. SONO IN CORSO MANIFESTAZIONI DURAMENTE REPRESSE IN
TUTTA LA WEST BANK SI PARLA DI 54 FERITI, POCO FA A BETLEMME ERANO IN CORSO
DURI SCONTRI VICINO AL CHECK POINT DELLA TOMBA DI RACHELE. IERI SONO GIRATI
VIDEO ALLARMANTI SULLA REPRESSIONE DELLE E DEI MANIFESTANTI A NABLUS E
RAMALLAH.
GAZA E' UNA STRISCIA DI TERRA LUNGA 40 KM E DI UN AREA COMPLESSIVA DI 365
KM2 (MENO DELL'ISOLA Saintes-Maries-de-la-Mer /Bouches-du-Rhône. per chi la
conosce) CI VIVONO 1.7 MILIONI DI PERSONE. DI QUESTE 1.1 SONO RIFUGIATI E
PERSONE INTERNAMENTE DISLOCATE. IL 56% SONO BAMBINI. E'UNA DELEL ZONE PIU'
DENSAMENTE POPOLATE AL MONDO. E' UNA PRIGIONE A CIELO APERTO. CHI E' SOTTO
LE BOMBE NON PUO' SCAPPARE. DA SEI GIORNI PIOVONO LE BOMBE DAL CIELO DI GAZA
E DAL MARE. REPUBBLICA TITOLA: UN TERZO SONO CIVILI.. LE NAZIONI UNITE
STANNO CALCOLANDO CHE I CIVILI SIANO ALMENO L'80%. PAGLIARA, INVIATO RAI,
MENTE, MENTE E POI MENTE ANCORA. NOI IN ITALIA NON ABBIAMO MODO DI CAPIRE
QUANTO ACCADE IN QUEI LUOGHI SE CI AFFIDIAMO ALLA NOSTRA STAMPA E ALLA
TELEVISIONE. A SEGUIRE TROVATE I NOMI E LE ETA' DEI MORTI. AGGIORNATO ALLE
5.30 DI QUESTA MATTINA. (SONO 89, GLI ALTRI CORPI DEVONO ANCORA ESSERE
IDENTIFICATI)
ABBIAMO IL DOVERE DI SCENDERE IN PIAZZA E MOSTRARE IL NOSTRO SOSTEGNO ALLA
POPOLAZIONE INERME DI GAZA. ABBIAMO IL DOVERE DI INFORMARCI E NON COMPRARE
NESSUN PRODOTTO ISRAELIANO, DIFFONDENDO I CONTENUTI DELLA CAMPAGNA PER IL
BOICOTTAGGIO IL DISINVESTIMENTO E LE SANZIONI CONTRO ISRAELE:
http://www.bdsitalia.org/
QUESTO L'APPELLO DEI COOPERANTI ITALIANI A GAZA (18/11):
http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41487&typeb=0&Loid=200&L-appello-dei-cooperanti-italiani
QUESTA LA TESTIMONIANZA DI UN PARROCO TOSCANO SPESSO IN VISITA NEI
TERRITORI:
http://abunamario.wordpress.com/2012/11/19/il-massacro-di-gaza-la-mia-testimonianza/
QUESTO L'ULTIMO REPORT DI ROSA SCHIANO, VOLONTARIA ISM A GAZA:
http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/11/dallo-shifa-hospital-report-18-novembre.html
QUESTO IL LINK A NENA NEWS, UNICA SORGENTE INFORMATIVA DEGNA DI ESSERE
CONSULTATA: http://nena-news.globalist.it/
...up until 05.30 confirmed names
1. Ahmad Al-Ja’bary, 52 years old.
2. Mohammed Al-Hams, 28 years old.
3. Rinan Arafat, 4 years old.
4. Omar Al-Mashharawi, 11 Month old
5. Essam Abu-Alma’za, 20 years old.
6. Mohammed Al-qaseer, 20 years old.
7. Heba Al-Mashharawi, six-months pregnant, 19 years old.
8. Mahmoud Abu Sawawin, 65 years old.
9. Habis Hassan Mismih, 29 years old.
10. Wael Haidar Al-Ghalban, 31 years old.
11. Hehsam Mohammed Al-Ghalban, 31 years old.
12. Rani Hammad, 29 years old.
13. Khaled Abi Nasser, 27 year old.
14. Marwan Abu Al-Qumsan, 52 years old.
15. Walid Al-Abalda, 2 years old.
16. Hanin Tafesh, 10 months old.
17. Oday Jammal Nasser, 16 years old.
18. Fares Al-Basyouni, 11 years old.
19. Mohammed Sa’d Allah, 4 years old.
20. Ayman Abu Warda, 22 years old.
21. Tahrir Suliman, 20 years old.
22. Ismael Qandil, 24 years old.
23. Younis Kamal Tafesh, 55 years old.
24. Mohammed Talal Suliman,28 years old.
25. Amjad Mohammed Abu-Jalal, 32 years old.
26. Ziyad Farhan Abu-Jalal, 23 years old.
27. Ayman Mohammed Abu Jalal, 44 years old.
28. Hassan Salem Al-Heemla’, 27 years old.
29. Khaled Khalil Al-Shaer, 24 years old.
30. Ayman Rafeeq Saleem, 26 years old.
31. Ashraf Hassan Darwish, 22 years old
32. Osama Mousa Abdel Jawwad, 27 years old
33. Ali Abdul Hakim Almana'ama, 20 years old
34. Mokhlis Adwan, 30 years old
35. Ahmed Osama Al-Atrash, 22 years old
36. Mohammed Saleh Allolhai, 22 years old
37. Awad Hamdy Al-Nahhal, 23 years old
38. Abdel Rahman Salem Al-Masri, 31 years old
39. Mohammed Mahmoud Yassin, 24 years old
40. Osama Abdel Jawad, 25 years old
41. Ali Hassan Ali bin Said, 25 years old, killed in an attack on his
motorbike in Deer Al-Balah, central Gaza, at 8:10 pm, November 17.
42. Mohammed Sabri Alouidat, 25 years old
43. Osama Yousif Al-Qadi, 26 years old.
44. Ahmed Salem Salama Said, 42 years old
45. Hani Abdel Majid Aberriam, 21 years old
46. Samaher Khalil Qudeih, 28 years old
47. Tamer Al Hemry, 26 years old
48. Tamer Salameh Abu Sufyan, 3 years old
49. Jumana Salameh Abu Sufyan, 1 years old
50. Muhamed Abu Nuqira
51. Iyad Abu Khousa, 18 monthss old
52. Tasneem Zuhaer Al Halal, 13 years old
53. Ahmad Essam Al-Nahhal, 25 years old
54. Nawal Farag Abdelaal, 52 years old
55. Ahmed Hassan, 27 years old
56. Mohammed Jamal Al Dalou, (grandfather of Dalou family), Age Unconfirmed
57. Ibrahm Mohammed Jamal Al Dalou, 1 year old
58. Raneen Mohammed Jamal Al Dalou, 5 years old
59. Jamal Mohammed Jamal Al Dalou, 7 years old
60. Yousef Mohammed Jamal Al Dalou, 10 years old
61. Samah Al Dalou, 25 years old
62. Sulafa Al Dalou, 46 years old
63. Tahani Al Dalou, 50 years old
64. Amina Matar Al-Mzanner, 83 years old
65. Abdallah Mohammed Al-Mzanner, 23 years old
66. Jamal Al Dalou, (father of Dalou family), age unconfirmed
67. Hussam Abu Shaweesh, 37 years old
68. Suhail Hammad, 45 years old
69. NourAmin Hammad, 15 years old
70. Atiyyeh Mubarak, 54 years old
71. Hussam Abu Shaweish
72. Mohammed Bakr Al-Of, 24 years old, killed in an attack on A-Yarmouk st.
in Gaza city.
73. Samy Al Ghfeir, 22 years old, killed in an attack on Shijaiyya area,
west Gaza.
74. Nabeel Ahmad Abu Amrra, age unconfirmed
75. Ahmed Abu Amra, age unconfirmed
76. Hussein Jalal Nasser, 8 years old
77. Jalal Nasr, 39 years old
78- Sabha Al-Hashash, 60 years old.
79- Saif Al-Deen Sadeq
80- Ahmad Hussein Al-Agha.
81- Emad Abu Hamda, 30 years old, killed after being seriously injured in as
a drone fired a rocket at Beach camp, west Gaza.
82- Mohammed Salama Jindiyya, 31 years old and mentally disabled, killed in
an attack on Helles roundabout in Shijaiyya, west Gaza.
83. Saadiyeh Al Tayyub, age unconfirmed
84. Nawal Abdel Ali, age unconfirmed
85. Ahmad Najeeb, age unconfirmed
86. Nisma Abu Zour, 19 years old
87. Mohammed Iyad Abu Zour, 5 years old
88. Sahar Abu Zour, age unconfirmed
89. Ahed Al Qattati, 38 years old
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