ORARI DI APERTURA

Lo sportello legale dell'Ambasciata dei Diritti e l'osservatorio contro le discriminazioni sono in via Urbino, 18 - Ancona. Per appuntamenti o informazioni potete conotattarci scrivendo a ambasciata@glomeda.org

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Pericolo riammissioni migranti in Grecia

Pubblichiamo una nota stampa che avevamo scritto lo scorso 23 maggio ed inviato a stampa e istituzuoni locali dove chiedevamo d'accordo con le associazioni greche con cui collaboriamo, di non fermare le riammissioni verso la Grecia.
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Welcome: porto aperto 23 giugno 2012

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2012, l’Ambasciata dei Diritti organizza “Welcome: porto aperto” un’iniziativa che si svolgerà all’interno del porto di Ancona per portare al centro della discussione politica la questione irrisolta dell’accoglienza e della security alla frontiera dorica.
Abbiamo voluto programmare tutte le attività, dai “Giochi senza frontiere” ai reading, dai concerti agli spettacoli teatrali, all’interno del porto per affermare con forza che i rifugiati non sono solo quelli che riescono ad accedere ai servizi di protezione internazionale, ma anche tutti quelli che pur vivendo nella condizione di rifugiato non hanno la possibilità di richiedere protezione quando arrivano al porto nascosti in qualche traghetto. Come un faro vogliamo illuminare tutte quelle pratiche indegne con cui la polizia di frontiera riammette i migranti in Grecia. Tanti di loro, come ci dicono le associazioni di Patrasso ed Atene, quando arrivano al porto di Ancona non hanno la possibilità di entrare in contatto con l’ufficio del Gus per chiedere asilo.
Il 23 giugno vogliamo stare dentro il porto per ricordare a tutte le autorità e alle istituzioni che in questo periodo di profonda crisi, rimandare in Grecia i migranti che arrivano significa condannarli ad un destino di violenze dove la loro sopravvivenza è messa in forte pericolo.
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È partita dalle Marche la carovana


Ancona 7 aprile 2011

Una risposta sperata, ma inaspettata quella riscossa dall´appello per la carovana umanitaria in Tunisia, lanciato dalle associazioni marchigiane Ambasciata dei Diritti, Ya Basta! e dai Centri Sociali delle Marche.

Inaspettata perché quando è nata l´idea di Uniti per la Libertà (questo il nome della carovana) e dopo i primi contatti con la Mezza Luna Rossa abbiamo assistito alla mobilitazione e al coinvolgimento di tantissime associazioni da tutte le regioni italiane.
Il primo carico di medicinali è arrivato oggi a Tunisi e verrà affidato alla Mezza Luna Rossa per la distribuzione al campo profughi di Ras Jadir. Già da questa sera partiranno i primi volontari e domani gli oltre 60 volontari italiani, tra studenti, docenti, medici, avvocati e giornalisti pianificheranno le fasi organizzative per l´ingresso al campo profughi che ospita circa 10mila persone che si sono rifugiate nella parte sud est del paese, al confine con la Libia.

Tra le persone che vivono al campo profughi non ci sono solo libici, ma anche somali, eritrei e tutte quelle persone che nel tentativo di raggiungere l´Europa sono state incarcerate, torturate e violentate nelle prigioni di Gheddafi, in base e grazie all´accordo di amicizia Italia-Libia.
La carovana incontrerà tutte queste persone per portare dal basso un aiuto reale, per dire stop alle bombe, per dimostrare che in tanti in Italia sostengono le rivolte per la libertà, e che in tanti credono ancora nell´accoglienza e nella solidarietà come valori da praticare concretamente. Continua...

Uniti Per La Libertà! Carovana dalla Tunisia alla Libia


Unis pour la libertè! United for freedom! Uniti per la libertà!

Nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia, migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire. La situazione è drammatica: migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia, ma anche dalla Somalia e dall'Eritrea, sono ammassate nel campo. Si pensa che nei prossimi giorni la situazione peggiorerà ulteriormente per l'intensificarsi del numero delle persone con ferite da arma da fuoco.

Le organizzazioni di soccorso hanno allestito tende, sotto le quali medici e volontari stanno cercando di affrontare le emergenze più gravi. La Mezzaluna Rossa distribuisce i pasti, ma mancano medicinali, strumentazioni mediche e chirurgiche, latte per bambini.
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Dopo gli stadi e i centri, un’ isola: Lampedusa.


Eccedenze di libertà e nuovi dispositivi di controllo
di Pietro Fanesi e Stefano Re, Campagna Welcome.

Appena tornati da Lampedusa tutto sembra strano e senza senso, leggere quella realtà in assenza della percezione diretta di ciò che sta accadendo fa risaltare come il filtro imposto dall’ordinarietà mediatica mainstream nulla dice e nulla denuncia della complessità della catastrofe lampedusana. Le immagini ripetitive e ridondanti degli ‘sbarchi’ al porto non possono raccontare la cruda fisionomia che l’isola ha assunto ormai da qualche settimana.

La notizia della chiusura del porto ai giornalisti fa però venire a galla ciò che accade e ciò che con i nostri occhi abbiamo visto durante i primi giorni del presidio della campagna Welcome!. A chi ha avuto la possibilità di toccare con mano la situazione drammatica di queste ore, appare evidente che Lampedusa non è l’avamposto di un’invasione ‘biblica’, ma rappresenta piuttosto una delle nuove forme di confinamento, una modalità nuova (e se possibile ancora più degradante) nella quale la forma-campo si esprime, attingendo dalle esperienze ormai decennali di detenzione amministrativa dei migranti: dalle prime sperimentazioni degli anni ’90 nelle quali venivano utilizzati gli stadi, all’istituzione dei primi Centri di Permanenza Temporanea ( e assistenza), poi divenuti Centri di Identificazione ed Espulsione, fino alla ‘cittadella di transizione’ rappresentata dal villaggio di Mineo.
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