ORARI DI APERTURA

Lo sportello legale dell'Ambasciata dei Diritti e l'osservatorio contro le discriminazioni sono in via Urbino, 18 - Ancona. Per appuntamenti o informazioni potete conotattarci scrivendo a ambasciata@glomeda.org

Approvazione della modulistica per le esigenze dello Sportello Unico

E' stato Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 157 del 7-7-2008 il Decreto Interministeriale 23/02/2008 del
Ministero dell'interno di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e Il Ministro della solidarietà sociale recante Approvazione della modulistica per le esigenze dello Sportello Unico.

Decreto 23 febbraio 2008

Allegati
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L’esclusione dei rom richiede una risposta comune, afferma una relazione CE

Milioni di europei di origine rom sono oggetto di continua discriminazione – sia a livello individuale che a quello istituzionale – e di diffusa emarginazione sociale, afferma una recente relazione della Commissione europea resa pubblica oggi. Vi sono però gli strumenti per migliorare la situazione se l'UE, gli Stati membri e la società civile uniranno le forze per coordinare le loro attività. La relazione di oggi costituisce una risposta alla richiesta formulata nel dicembre 2007 dai capi di Stato e di governo dell’UE di esaminare le politiche e gli strumenti disponibili a livello UE per migliorare l’inclusione dei rom. continua....

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L'UE propone una protezione contro la discriminazione al di fuori del posto di lavoro

La Commissione ha adottato in data odierna una proposta di direttiva finalizzata alla tutela contro la discriminazione fondata sull'età, l'handicap, le tendenze sessuali e la religione o le convinzioni personali applicabile al di fuori del posto di lavoro. Questa nuova direttiva intende assicurare la parità di trattamento negli ambiti della protezione sociale, compresa la sicurezza sociale e l'assistenza sanitaria, l'istruzione e l'accesso e fornitura di beni e servizi commercialmente disponibili al pubblico, compresi gli alloggi. Da indagini Eurobarometro emerge che una grande maggioranza di cittadini europei è a favore di una simile normativa: 77% è a favore di misure volte a tutelare i cittadini da discriminazioni nel campo dell'istruzione e 68% plaude a misure in materia di accesso a beni e servizi. continua...

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da Repubblica: Impronte ai rom, l'Ue all'attacco

L'intervento del commissario europeo delle pari opportunità Vladimir Spidla
La direttiva comunitaria non consente "un trattamento diverso su base etnica"

BRUXELLES - "Non tollereremo il razzismo". Sono le parole del commissario europeo responsabile delle pari opportunità, Vladimir Spidla, che è intervenuto sulla difficile situazione dei rom in Europa. Non è un giudizio nel merito sul provvedimento previsto nel pacchetto sicurezza del governo Berlusconi che prevede di prendere le impronte digitali ai rom, bambini compresi, perché, dice il commissario, "la Commissione può reagire solo di fronte a una situazione reale ed ora non è il caso". Ma ha tutta l'aria di un monito: "La direttiva - ha ricordato Spidla - dice chiaramente che non è possibile riservare un trattamento diverso su base etnica".

Proprio oggi il ministro dell'Interno Roberto Maroni, rispondendo a un'interrogazione durante il question time alla Camera, ha specificato che non si tratta di "una schedatura", ma di "un censimento che identifichi i minori". Poi, illustrando tempi e modi dell'ordinanza, ancora una volta ha difeso il provvedimento: "Non c'è nessuna violazione delle norme europee, delle Carte dei diritti dei minori, nessuna violazione di nessuna norma".
Dunque, secondo l'Ue, il rilevamento delle impronte ai rom non è un caso concreto, per ora, ma "un problema teorico abbastanza grave". Un problema sul quale l'Unione Europea si era già espress, ricordando che l'iniziativa di Maroni è un caso "mai successo prima in Europa". Il commissario, nel corso di una conferenza stampa per la presentazione dell'agenda sociale europea rinnovata, ha spiegato che "il problema teorico è abbastanza grave", ma non può immaginare ora quale potrebbe essere la reazione della Commissione. Gli sviluppi della situazione italiana sono "importanti". "Certamente seguiremo attentamente il caso concreto e non quello teorico - ha detto - La Commissione può reagire solo a una situazione reale e questo non è ancora il caso perché non ho le informazioni".
Spidla ha ricordato che "i rom sono una delle più grandi minoranze etniche nell'Ue, ma troppo spesso essi sono anche i cittadini dimenticati dell'Europa". Un'Europa dove "'l'eguaglianza è il valore primordiale, la non discriminazione e le pari opportunità sono la cosa più importante". Due le emergenze principali: "Occorre fare di più nel campo dell'istruzione e dell'accesso al lavoro". Per contrastarle è necessaria una strategia comune: "L'Ue e gli Stati membri hanno la responsabilità condivisa di por fine a questo stato di cose".
Il commissario europeo ha poi evocato la possibilità di una eventuale richiesta di "spiegazioni" all'Italia sulla vicenda dei rom. Per il momento non ci sono stati contatti diretti, ma Spidla ha chiarito: "Se necessario potrò chiedere spiegazioni".
"Censimento concluso entro il 15 ottobre". Oggi Maroni ha annunciato che il censimento avviato nei campi nomadi, compresa l'identificazione di "tutti i minori che ci vivono", verrà concluso entro il 15 ottobre. Nello specifico, i mesi di luglio e agosto saranno utilizzati per "l'identificazione", mentre da settembre verrà avviato il programma di scolarizzazione, che ora "è in studio con il ministro della Pubblica Istruzione".
''Abbiamo incaricato i prefetti di Roma, Napoli e Milano - ha spiegato il titolare del Viminale - per programmare l'azione di censimento dei minori nei campi nomadi, non solo dei rom, ma di tutti coloro che vivono nei campi, italiani e extracomunitari, per vedere chi c'è e chi ha diritto di rimanere. Chi non ha questo diritto sarà rimpatriato". Quanto alla tempistica per arrivare alla soluzione dell'emergenza rom, il ministro ha spiegato che il governo intende "affrontare e risolvere la questione in tempi molto rapidi, al più tardi entro la prima metà del prossimo anno".
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Muore un immigrato nel centro di identificazione di Caltanissetta

Neppure una riga di cronaca. Silenzio dimenticanza o omertà?

Nella notte tra il 29 ed il 30 giugno un immigrato africano è morto nel centro di identificazione all’interno del centro polifunzionale ( CPT, CID e CARA) di Pian del lago, a Caltanissetta, dopo essersi sentito male nel pomeriggio della domenica, ed avere ricevuto, per quanto risulta dalle prime testimonianze, soltanto un bicchiere d’acqua (non si sa se con i soliti tranquillanti di cui si fa largo uso nei centri di detenzione).
Solo nella mattina del 30 giugno quando alle 7,30 sono arrivati i medici della Croce Rossa ne è stato constatato il decesso, malgrado gli altri migranti avessero sollecitato per ore l’intervento di un medico. continua....


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Commissione Europea - No alla tortura

Cinquantasette paesi, tra cui undici Stati membri dell’UE, partecipano ad una campagna di sensibilizzazione contro l’orrore della tortura.

La tortura è vietata dal diritto internazionale, ma è ancora ampiamente praticata in molti paesi, anche tra quelli che hanno ratificato la convenzione dell’ONU contro la tortura. Nell’UE vivono ben 400 000 persone che sono state sottoposte a torture, per la maggior parte rifugiati.

L’UE ha assunto un fermo impegno a far rispettare la proibizione assoluta della tortura e di qualsiasi trattamento crudele, inumano e degradante. Porre fine a queste pratiche è uno dei principali obiettivi della sua politica in materia di diritti umani.

La campagna “ “La tortura è inaccettabile” mette in evidenza i progetti che la Commissione europea ha sostenuto nel mondo intero per far cessare la tortura. Il messaggio fondamentale è che tutti i paesi devono adoperarsi per porre fine alla tortura ed eliminare le sue cause. L’UE sostiene gli sforzi in tal senso finanziando progetti in ogni parte del mondo.

Si tratta, ad esempio, di programmi di assunzione di personale incaricato di far applicare la legge, di interruzione delle forniture di attrezzature utilizzate per la tortura e di assistenza alle vittime. Chi è sopravvissuto alla tortura ha bisogno di assistenza psicologica, medica e legale e di aiuto per ritrovare un lavoro.

È noto infatti che chi ha vissuto l'esperienza della tortura deve superare non solo il trauma fisico, ma anche quello psicologico per riuscire a riprendere una vita normale. L’UE sostiene progetti di riabilitazione delle vittime della tortura in 41 paesi del mondo, finanziando tra l’altro reti e centri di riabilitazione in 16 paesi della stessa Unione.

L’UE è uno dei massimi donatori nella lotta contro la tortura, alla quale destina quasi 12 milioni di euro l’anno. "La tortura è inaccettabile", la prima campagna sull’argomento realizzata su larga scala, è culminata in una serie di manifestazioni organizzate il 26 giugno, data proclamata dall’ONU “Giornata internazionale a sostegno delle vittime della tortura”.

La tortura è inacettabile - prima parte

La tortura è inacettabile - II parte

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Il dicastero Maroni

Censimento nei campi Rom, agenzia per i beni confiscati alla criminalità, accordo con la Libia per il controllo dei flussi migratori, bilancio della Capitale e riforme degli enti locali, sono stati i principali temi affrontati davanti alla Commissione Affari costituzionali.
Il ministro dell'Interno Maroni ha illustrato nel pomeriggio le linee programmatiche del suo dicastero nel corso dell’audizione in commissione Affari costituzionali di Montecitorio.
Diversi gli argomenti affrontati sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.

I campi Rom
Le Forze dell'ordine andranno nei campi per effettuare il censimento, accompagnate dal personale della Croce Rossa italiana e dai servizi sociali dei comuni, ha riferito il ministro Maroni. «Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l'accattonaggio. Non sarà certo una schedatura etnica - ha precisato - ma un censimento vero e proprio per garantire a chi ha il diritto di rimanere, di poter vivere in condizioni decenti. E mandare invece a casa chi non ha il diritto di stare in Italia». Solo a Roma, ha riferito il ministro, ci sono «almeno 50 campi dentro il Grande Raccordo Anulare».

Flusso migratorio dalla Libia
Solo con un intervento diretto dell'Italia la Libia darà attuazione all'accordo siglato a dicembre con il precedente governo per porre un freno alle partenze degli immigrati clandestini dalle coste libiche. «La Libia - ha detto Maroni - chiede che venga realizzato un sistema di controllo degli ingressi alla sua frontiera sud», controlli che possono essere effettuati con un sistema radar e satellitare che già esiste, ma è costoso e la Libia è disposta a pagarne una parte. «Il governo italiano - secondo il ministro - deve dare via libera e contribuire al finanziamento». Maroni ha poi ricordato che venerdì il premier Berlusconi incontrerà Gheddafi proprio per affrontare la questione.

Procedure per l’iscrizione anagrafica
In uno dei tre decreti legislativi del pacchetto sicurezza è prevista l'attuazione della direttiva Ue del 2004 sulle condizioni che deve possedere un cittadino comunitario per stabilirsi nel territorio di uno dei Paesi membri. «Dopo tre mesi di libera circolazione - ha detto Maroni - si potrà restare in Italia solo ad alcune condizioni: che si disponga di un reddito proveniente da attività lecite, che si venga iscritti al sistema di sicurezza sociale». I controlli sono a carico del sindaco che, prima di concedere l'iscrizione anagrafica, «deve verificare che l'abitazione di residenza dichiarata sia, sotto il profilo delle condizioni igienico-sanitarie, abitabile».

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Amisnet: Rimpatri, la violazione di una direttiva irrealizzabile

Il destino della neonata e tanto criticata direttiva europea sui rimpatri, approvata dal Parlamento europeo il 18 giugno, è tutt’altro che scontato. La misura è infatti in netto contrasto con direttive precedenti in materia di asilo e protezione umanitaria e con i decereti legislativi di recepimento in Italia di queste direttive. Violando fondamentali diritti umani, è quindi probabile che questa misura dovrà fare i conti con la Corte costituzionale, quella di Giustizia e quella Europea.
A scatenare le critiche sarebbe stato il principio che prevede la detenzione dei migranti nei CPT da 6 mesi ai 18 mesi. Un elemento che sicuramente preoccupa ma che rischia di fare ombra su altri apsetti ben più allarmanti.
Ma partiamo dall’inizio e svisceriamo la direttiva con l’aiuto dell’avvocato Fulvio Vassallo dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI).
Sono due i canali di rimpatrio previsti dalla direttiva: quello volontario che scatta dopo l’intimazione a lasciare il territorio o, in casi contrari o particolari, la detenzione amministrativa e quindi l’esecuzione forzata dell’accompagnamento in frontiera. E’ in questa condizione che è previsto il trattenimento nei CPT da 6 ai 18 mesi, con la convalida da parte del giudice. Lo stesso criterio è previsto già in altri Paesi, come in Germania, dove è però sempre e solo rimasto sulla carta. Le cose infatti sono di solito andate in maniera ben peggiore. Se identficabile, infatti, il migrante viene espulso nell’arco di qualche mese; se non identificabile, e quindi se nessun paese fornisce i documenti di viaggio, il migrante può rimanere nei CPT anche per anni. Di fronte a questa possibilità si mostra marginale la preoccuapazione sull’estensione della detenzione.
A far allarmare ancora di più sono altri due principi sanciti dalla manovra: la possibilità di espulsione e rimpatrio anche per i minori non accompagnati e l’espulsione in paesi di transito. Nel caso dell’Italia, il paese di transito sarebbe proprio la Libia, assiduo violatore della Convenzione di Ginevra sui diritti umani e dei rifugiati. A dimostrarlo i frequenti casi di violenza sessuale sulle donne da parte delle forze di polizia.
Altro scandalo sono le misure per i richiedenti asilo.
Tra le persone espellibili in base a questa direttiva rientrano infatti anche molti richiedenti asilo. Il riconoscimento dello status di asilo o di protezione internazionale avviene però dopo un ricorso che può durare anche mesi. Per questo le leggi al riguardo prevedono la tutela dell’effetto sospensivo del ricorso. La direttiva però non è molto chiara su questo punto e rischia di fungere da ulteriore spinta per la riforma che si vorrebbe fare in Italia e che appunto prevede proprio l’eleminazione di questo effetto sopsensivo del ricorso, attualmente invece garantito. Se questo avvenisse, però, molte persone che adesso attendono l’esito del ricorso potrebbero essere espulse verso i propri Paesi di origine, dove vengono applicate torture e dentenzioni disumane.
“In questo senso, la direttiva sarà sicuramente impugnata dalla Corte di Gisutizia - spiega Vassallo - perché c’è un contrasto tra questa ed il diritto ad un ricorso effettivo previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei dirtitti dell’uomo. E allo stesso modo potrebbe essere impugnata anche davanti alla Corte Europea sui casi concreti ove dovesse essere modificata la legge italiana proprio in direzione della negazione dell’effetto sospensivo del ricorso in merito alle domande d’asilo”.
La direttiva richiederebbe poi un investimento di soldi insostenibile anche, ma non solo, perché prevede la costruzione di numerosissimi CPT.
Gli Stati adesso hanno due anni per recepire la direttiva ma, come abbiamo visto, il risultato è tutt’altro che sicuro.
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Pacchetto Sicurezza: il decreto legge passa al Senato

Il ddl sulla sicurezza pubblica all'esame delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia
Il Senato, nella seduta di questa mattina, ha licenziato per la Camera il decreto-legge n. 92 contenente ‘Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica’: 166 voti favorevoli, 123 contrari e un astenuto.
Il 18 giugno il Senato aveva completato l'esame dell'articolato del decreto-legge che ha subito significative integrazioni. Tra queste, la possibilità di adottare un piano, valido sei mesi e rinnovabile una sola volta, per l'impiego in compiti di ordine pubblico di un contingente delle forze armate (non superiore a 3.000 unità) da adibire a servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché di perlustrazione e pattuglia congiuntamente alle forze di polizia. Inoltre, sono state approvate misure che ampliano i poteri della magistratura in materia di attacco ai patrimoni mafiosi ed è stato introdotto un articolo che esclude il gratuito patrocinio per gli imputati per reati di mafia, già condannati in primo grado. Nella formazione dei ruoli d’udienza e nella trattazione dei processi, infine, il giudice assegna precedenza assoluta ai procedimenti relativi ai delitti gravi.

Domani le Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia avvieranno, a partire dalle ore 9, l'esame del ddl governativo in materia di sicurezza pubblica.

Il 'Pacchetto Sicurezza' comprende un decreto legge, due disegni di legge, tre decreti legislativi.

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Gazebo Ambasciata

Fino al 5 luglio l'attività dell'Ambasciata dei Diritti si svolgerà presso il gazebo in Piazza Pertini negli orari di svolgimento del torneo antirazzista della Polisportiva Assata Shakur (martedi 10, giovedi 12, mercoledi 18, giugno dalle 20.30 alle 21.30 sabato 14, domenica 15, sabato 21 giugno e sabato 05 luglio dalle 19 alle 23).
Al gazebo verrà garantito il servizio di assistenza legale gratuita, mentre continua la promozione della raccolta differenziata.
Grande successo sta riscuotendo il questionario sui Cpt e il riciclo dei rifiuti con già centinaia di moduli compilati da migranti.




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Immigrazione: approvata la direttiva rimpatri

Il Parlamento Europeo ha approvato un compromesso con il Consiglio sulla direttiva che costituisce una prima tappa verso una politica europea dell'immigrazione. Promuovendo il ritorno volontario degli immigrati illegali, stabilisce norme minime sulla durata e sulle condizioni di detenzione temporanea e sul divieto di reingresso nonché una serie di garanzie giuridiche. Gli Stati membri restano liberi di applicare misure più favorevoli. L'esito del voto consente l'adozione definitiva della direttiva.
La direttiva incoraggia il ritorno «volontario», stabilisce la durata massima di detenzione e definisce degli standard minimi da garantire per le condizioni di vita nei centri di accoglienza. Il testo prevede inoltre talune garanzie e la possibilità di ricorso a favore delle persone espulse. Queste, inoltre, potrebbero vedersi imporre un periodo di "divieto di reingresso" durante il quale non potranno accedere nuovamente nel territorio dell'UE. La direttiva impone agli Stati membri il divieto di introdurre norme meno favorevoli, lasciandoli liberi tuttavia di applicarne di più favorevoli e affida loro la responsabilità di regolarizzare o meno gli immigrati illegali. Sottolinea peraltro la necessità di accordi comunitari e bilaterali di riammissione con i paesi terzi. Gli Stati membri dovranno attuare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro 24 mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

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